Francia, stop a 18 reattori nucleari

L’Autorità per la sicurezza: “Acciaio inadeguato e documenti falsificati”. Fermati anche i tre impianti a ridosso del confine italiano

L’atomo francese è semi-paralizzato. Diciotto reattori nucleari in dodici siti (cioè i due terzi del totale) sono stati bloccati, o stanno per esserlo, dall’Autorità nazionale di controllo, per gravi problemi di sicurezza. L’Italia è coinvolta suo malgrado e senza poter fare granché, perché fra i reattori fermati ne figurano anche sei collocati vicino al confine italiano, a Bugey, a Cruas e a Tricastin, mentre in quegli stessi siti, a ridosso della nostra frontiera, continuano a funzionare altri cinque reattori (sicuri?) a pochi metri da quelli insicuri.

Il problema immediato è la tenuta dell’acciaio degli involucri che potrebbe non trattenere il vapore radioattivo in caso di incidente. Ma il presidente dell’Autorità di sicurezza francese, Pierre Franck Chevet, dice che è emersa anche una questione di più lungo periodo: «Siamo passati da una cattiva sorpresa all’altra. La nostra inchiesta ha portato alla luce pratiche inaccettabili fin dall’inizio degli Anni 60. Quattrocento dossier sono stati censurati presso la fucina di Creusot, dove si forgiano i reattori, per nascondere anomalie. I documenti appaiono deliberatamente falsificati».

Se così fosse, sulla sicurezza dell’energia ci avrebbero raccontato balle per mezzo secolo. Forse non dovremmo neanche sorprenderci. Ad accendere la miccia è stata l’anno scorso un’ispezione dell’Autorità di controllo presso il sito di Flamanville, fra la Bretagna e la Normandia, dove accanto a due reattori già attivi se ne sta costruendo uno con la nuova tecnologia Epr. Senza entrare nei dettagli, si tratta di un progetto d’avanguardia, che in quanto tale è stato oggetto di particolare attenzione da parte dell’Autorità. È emerso che l’acciaio di alcune componenti aveva un contenuto di carbonio alto fino al doppio del limite ammesso (0,4% anziché 0,2). Questo ha dato la stura a un’indagine sistematica su tutti i reattori nucleari in funzione, con gli esiti di cui ora sappiamo.

Spiega Giovanni Battista Zorzoli, che di definisce «nuclearista pentito», ex consigliere d’amministrazione di un colosso dell’energia e ora docente al master sull’energia dell’Università Sapienza: «Una quota di carbonio troppo alta rende fragile l’acciaio. Nel reattore Epr di Flamanville è risultato che l’acciaio di alcune componenti, fabbricate in Giappone, conteneva più carbonio del consentito. Quello che è emerso dopo, estendendo l’indagine a tutte le centrali francesi, è più grave, perché si è scoperto che in molti reattori l’eccesso di carbonio riguarda non singole componenti, ma tutto l’involucro, fatto da una società francese concessionaria di quella stessa azienda giapponese».

Nota bene: la chiusura di questi impianti, per adesso, è solo precauzionale. Lo stesso Chevet, il presidente dell’Autorità di controllo, dice che i problemi potrebbero essere risolti, e non esclude che gli impianti possano ripartire già a gennaio. Ma aggiunge che dopo la scoperta di 400 documenti che appaiono falsificati «ora ne stiamo esaminando altri 10 mila, dagli Anni 60 a oggi». E chissà che cos’altro salterà fuori.

da http://www.lastampa.it/2016/11/23/esteri/francia-allarme-dellauthority-sui-reattori-nucleari-scoperti-dossier-su-anomalie-nascoste-RztOBsCx1WgSj51EvREEiL/pagina.html