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Data: Friday, 25 November @ 20:21:51 CET
Argomento: dai media


VALSUSA INQUIETA
Ma i sindaci della valle non arretrano: incontro inutile, è prevalso solo il dilettantismo
Tav, Loyola De Palacio:
«Aprire subito i cantieri»




Il commissario europeo che segue i lavori del corridoio Lisbona-Kiev gela le speranze di un rinvio dei sindaci valsusini: entro il 30 novembre va iniziata la galleria di Venaus o c'è il rischio di perdere fino a due miliardi di euro

Da Susa Bruno Andolfatto

Le hanno provate tutte i sindaci valsusini per convincere Loyola De Palacio a fermare l'avvio del cantiere per lo scavo del cunicolo esplorativo di Venaus, previsto per il 30 novembre. Ma la spagnola, commissaria europea del corridoio 5 Lisbona-Kiev, ieri mattina a Bardonecchia, è stata irremovibile. «La galleria di Venaus deve partire. Non si può accettare alcun rinvio. Altrimenti la Torino-Lione corre il rischio di essere declassata dall'Unione Europea che, a gennaio, deciderà quali grandi opere finanziare». In ballo c'è un finanziamento di 1 miliardo e mezzo di euro, che potrebbero diventare 2 miliardi. «Per avere questi soldi - ha detto la commissaria - c'è bisogno di una situazione chiara, con i lavori preliminari avviati». Di fronte ai sindaci valsusini che chiedevano di sospendere i sondaggi, di non iniziare il cantiere di Venaus e di riprendere il confronto politico sulla Torino-Lione, ridando fiato al tavolo di concertazione regionale e alla Commissione Tecnica presieduta da Luigi Rivalta, Loyola De Palacio ha ribadito che «la Torino-Lione è un'opera strategica per l'Europa, la Francia e, soprattutto, per il Nord Italia e per il Piemonte». E comunque, ha aggiunto, «il cunicolo di Venaus non è ancora il cantiere della Torino-Lione. C'è tutto il tempo per discutere sui miglioramenti tecnici del tracciato. I sindaci riflettano e accettino il via al cantiere di Venaus». Diametralmente opposta la visione dei trenta primi cittadini della valle di Susa presenti al confronto. «Prima sia fermato il cantiere di Venaus, poi discutiamo», ha esclamato il presidente della Comunità Montana Bassa Valle Antonio Ferrentino. Chiarissimo Mauro Russo, sindaco di Chianocco «Le posizioni - ha detto - sono molto distanti. Alle nostre obiezioni precise si continua a rispondere solo che l'opera è strategica, indispensabile, ineludibile». «Non c'è alcuna disponibilità a discutere. La chiusura è totale», rincara Simona Pognant (Borgone). E Giuseppe Joannas (Bussoleno) parla d i «incontro orribile, dov'è prevalso il dilettantismo che prelude a cose ben peggiori».
Ma cosa capiterà a Venaus, mercoledì 30 novembre? C'è chi paventa una situazione sul tipo G8 di Genova. E mentre un militante «No Tav», fuori dal Palazzo Comunale urla che «se loro vogliono guerra, guerra ci sarà», Nilo Durbiano, sindaco di Venaus, precisa che «manifesteremo in modo forte ma civile e pacifico, evitando provocazioni e incidenti. La nostra forza, finora, sono state proprio le dimostrazioni tranquille». Solo il presidente della Comunità Montana Alta Valle Mauro Carena, vede aprirsi qualche spiraglio: «Vedrete - si augura - che il 30 novembre non si arriverà allo scontro. Dopo l'incontro con Loyola De Palacio si aprono prospettive nuove. Mi sembra che tutti siano d'accordo sul fatto che l'opera, così com'è stata progettata, non va bene», Ma Loyola De Palacio insiste: «I sindaci della Valle di Susa? Brava gente. Ma non riesco a comprendere l'opposizione verso un'opera che migliorerà l'ambiente nella stessa valle di Susa, visto che toglierà i Tir dalla strada per metterli sulla ferrovia». E annuncia per il 2006, il varo di nuovi regolamenti e norme tariffarie per incentivare lo spostamento di quote significative di traffico merci dalla gomma alla rotaia. «In questi giorni - ha detto Loyola De Palacio - i ministri dei trasporti di Italia e Francia, Pietro Lunardi e Dominique Perben, hanno incaricato Ltf di dar vita a un gruppo di studio in tal senso». Ma anche l'alta valle di Susa, interessata dai prossimi Giochi Olimpici invernali, vuol dire la sua. Lo fa con Francesco Avato, sindaco di Bardonecchia: «Il progetto della Torino-Lione mette ai margini la linea ferroviaria storica e taglia fuori tutto il territorio dell'alta valle interessato, in questi anni, da investimenti per 500 milioni di euro in vista delle Olimpiadi. Una scelta tutt'altro che lungimiran



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