TAV in Val di Susa: in prima pagina su La Voce di Romagna
Data: Friday, 25 November @ 19:23:31 CET
Argomento: dai media


Articolo dell'economista
Simone Mariotti che mette in relazione il progetto del TAV in Val di Susa con quello di metrò litoraneo romagnolo.Alcuni dubbi su TAV e Metrò di Simone Mariotti
Ritengo che la gran parte dei cittadini stia sottovalutando quello che sta accadendo in Val di Susa, abbagliati dalla solita cattiva informazione televisiva che tutto offre tranne una seria discussione su un grosso problema/opportunità che finirà per condizionare in modo rilevante la vita di tutti gli italiani. E gli argomenti principali che animano il dibattito si possono anche applicare, in piccolo, al progetto del metrò di costa romagnolo.

 



Partiamo dall’alta velocità.
Ci sono diversi motivi di perplessità (anche se non ho assolutamente delle certezze) su questa vicenda della TAV Lione-Torino. Perplessità che non derivano dall’essere un valligiano preoccupato per la sua terra, ma un semplice romagnolo, lontano dalla Val di Susa e, tra l’altro, con una grande propensione alle linee ferroviarie.
I favorevoli al progetto dicono che grazie alla TAV ci sarà un significativo impulso al trasferimento nel trasporto merci dalla gomma alla rotaia. Il tutto pare molto bello alle nostre orecchie. Ma quanto è credibile?
Innanzitutto il costo stimato si avvicina a qualcosa come 15 miliardi di euro, con il termine dei lavori previsto per il 2018.
Domanda retorica: qualcuno di voi è a conoscenza di un grande (ma anche piccolo) progetto statale mai realizzato nei tempi previsti e rispettando i budget di spesa? Se al 2023 avranno già finito andremmo bene, mentre per i 15 miliardi, si sa già che ne serviranno almeno 20. E l’Italia si farà carico, mi pare, del 66% del totale.
Nel 2023 saremo tutti contenti (forse). Ma nel frattempo? Il risultato immediato, che riguarda tutti gli Italiani, è che tutte le risorse da destinare al sistema trasporti, sempre che le si riescano a trovare, saranno utilizzate per scavare un buco in un monte, mentre la nostra rete ferroviaria è sempre più disastrata. E tutto ciò non farà che dare ulteriore slancio al traffico su gomma, per almeno 20 anni. Senza contare che oggi una linea ferroviaria normale sulla tratta Torino-Lione esiste, ed è addirittura sotto utilizzata (siamo al 50% della potenzialità), tanto che l’attuale linea del Moncenisio, prevedendo una continua crescita del trasportato, non raggiungerà la saturazione prima del 2050.
Inoltre, secondo un recente studio danese presentato nel sempre più apprezzato sito di discussione economica (www.lavoce.info, animato da illustri professori universitari, tra i migliori commentatori economici del paese), “le stime contenute negli studi trasportistici sono ottimistiche sia relativamente alle previsioni di traffico (in media sovrastimato del 100 per cento) che per quanto concerne i costi di realizzazione (in media sottostimati del 50 per cento)”.
Poi c’è una questione di tipo più tecnico.
Qual è il tempo medio di percorrenza di una merce che, per esempio, arriva da Cina ed India sino all’Europa? Un container impiega qualche settimana per sbarcare a Genova, Marsiglia o a Lisbona e da qui viene caricato su gomma o treno per le varie destinazioni.
Ora, probabilmente io sono particolarmente stupido, ma se invece che viaggiare a 150kmh quel container continua a viaggiare a 90kmh, qualunque sia la sua destinazione, il guadagno in termini di tempo con l’alta velocità, considerando tutti tempo morti, il carico scarico, e i trasbordi vari, è di poche ore. Questo su un viaggio di settimane!
Se restiamo all’interno dell’Europa sicuramente il beneficio aumenta, ma sempre considerando i tempi medi, l’incremento effettivo sarà non particolarmente significativo (parlo di merci, non di passeggeri).
Mi chiedo: se tutta quella valanga di denaro pubblico, invece che essere destinata ad un’unica opera che impiegherà 20 anni per essere realizzata e sui cui benefici ci sono dei dubbi, venisse impiegato per potenziare ed usare in modo ottimale la nostra rete malridotta, e se si rendessero più efficienti, più grandi e meglio attrezzati sia i porti che gli scali merci ferroviari, non sarebbe più saggio?
Ci vorrebbero molti meno anni, l’impiego di denaro sarebbe minore, e dell’opera ne beneficerebbe l’intero Paese.
Ci sono poi altre osservazioni di merito, che traggo sempre dal forum di lavoce.info, a proposito dell’effettivo impatto sul sistema trasporti. Conteggiando i km fatti dalle merci che viaggiano su treno in Europa il valore complessivo è pari a circa 30 miliardi di km l’anno, pari all’1% di quello effettuato strada!
Pur in presenza di un raddoppio di quello ferroviario (e la TAV va in questa direzione), che richiederebbe investimenti pubblici ingentissimi, l’impatto sulla circolazione risulterebbe del tutto marginale. E tra l’altro, il sistema ferroviario francese di alta velocità movimenta oggi solo lo 0,3% del traffico totale di quel paese, a fronte di enormi investimenti. E’ un esempio giusto da seguire?
Ancora. “Gli attuali interscambi commerciali fra i paesi dell’Est e le regioni dell’Europa sud-occidentale sono pari a circa 1,5 milioni di tonnellate per anno che equivalgono ad un traffico medio giornaliero di trecento Tir. Si stima che nell’arco dei prossimi trent’anni, gli scambi fra questi paesi possano triplicare: il flusso di mezzi pesanti si dovrebbe quindi attestare intorno alle mille unità. Un valore del tutto marginale rispetto agli attuali traffici sull’asse Trieste–Torino, pari in media a svariate decine di migliaia di veicoli al giorno con punte superiori ai centomila veicoli sulle tangenziali, che non può avere alcuna rilevanza sulla decisione di realizzare o meno una qualsiasi infrastruttura”.
E tutto questo a prescindere dai danni che subirà la Val di Susa.
Anche lì, però, il solito fare elefantiaco delle istituzioni non ha agevolato il dialogo con gli abitanti, come avvenuto invece per la gigantesca diga della centrale idroelettrica costruita dall’AEM Torino a Venaus (sempre in Val di Susa, e non certo senza un pesante impatto ambientale), la cui attività è però partita in sordina da un paio di settimane e senza proteste.
Tornando in Romagna, il pensiero mi va subito al progetto della metropolitana di costa che da anni aleggia come uno spettro sulla provincia di Rimini. Ho sempre ritenuto un’assurdità tale trovata, sia per le risorse che assorbirà, che per il modo con cui si pensa di realizzare la tratta Bellaria-Cattolica: su gomma!!!
A parte il fatto che prima di risolvere sino in fondo la questione degli espropri necessari alla sua realizzazione faranno in tempo a cambiare tre sindaci (ma veniva data per essere pronta in pochi anni già nella campagna elettorale del 1995!), qualcuno SENZA CONFLITTO DI INTERESSI (cioè non coinvolto nel giro di progetti, pareri e studi mangiasoldi vari in stile “teatrale”) si è chiesto seriamente, e sottolineo “seriamente”, il perché di “questa” metropolitana? O come al solito, e come abbiamo visto avviene di regola su questo tipo di progetti, anche da noi le stime sui costi di realizzazione (oltre 250 milioni di euro), e le previsioni di traffico risulteranno completamente sballate? Nel frattempo la viabilità continuerà a piangere inascoltata.

Simone Mariotti
simomariotti@libero.it


Pubblicato il 23 nov 05 su La Voce di Romagna in prima pagina







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