Dal Senato della Repubblica
Data: Tuesday, 22 November @ 23:34:17 CET
Argomento: I nostri commenti


qui ho trovato cosine interessanti

Contributi: Dal Senato della Repubblica uno stralcio di discussione sulla TAV
Care amiche e cari amici,
per conoscenza, vi trasmetto l'intervento che ho svolto nel tardo pomeriggio di ieri in Aula, nel corso del dibattito sulla legge Finanziaria 2006 al Senato.



Ho colto l'occasione per ribadire il punto di vista dei Verdi sulla scellerata politica dei trasporti del governo Berlusconi, nonchè per rimarcare la nostra contrarietà a nuove grandi opere inutili, come la Milano-Genova ed il tunnel AV in Valsusa .
Un caro saluto, a presto
Sen. Anna Donati
(il pezzo è un po' lungo, aprire l'articolo per leggerlo...)

Legislatura 14º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 895 del 10/11/2005

Discussione del disegno di legge (3613) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge Finanziaria 2006)


DONATI (Verdi-Un). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor rappresentante del Governo, questo maxiemendamento su cui il Governo ha posto la questione di fiducia conferma la politica dei trasporti irresponsabile e devastante del Governo Berlusconi.
In primo luogo, non ci sono misure a sostegno del trasporto collettivo e della mobilità urbana per le nostre città, anzi, sono previsti robusti tagli al processo di ammodernamento in corso nel trasporto pubblico locale. Nelle prossime settimane vivremo la già annunciata emergenza antismog, ma né i Comuni, né l'ANCI hanno ottenuto dal Governo provvedimenti credibili per offrire ai cittadini concrete alternative.
In secondo luogo, restano al palo gli investimenti sui porti, che non vengono sbloccati da questo provvedimento, quindi niente misure a sostegno delle autostrade del mare, invocate sempre e solo a parole dal Governo Berlusconi.
In terzo luogo, la spesa per investimenti e infrastrutture viene in realtà ridimensionata da questa manovra finanziaria. Prendiamo il caso dell'ANAS, che, dopo la privatizzazione selvaggia e senza regole di tratte stradali e autostradali su cui si potrà imporre un pedaggio da parte di società private, inserita ieri nel maxiemendamento, sarà soggetta a robusti tagli e ad una strategia di dissoluzione dell'azienda. Basti pensare che l'apporto al capitale sociale di ANAS spa dopo i tagli apportati sarà solo di 100 milioni di euro per il 2006 e sarà pari a zero per il 2007 e il 2008. Ciò si tradurrà in drastici tagli agli investimenti per l'adeguamento della rete esistente, di cui si ha tanto bisogno, come tutti i nostri territori ci chiedono, e in tagli concreti alla manutenzione e alla sicurezza delle nostre strade.
Contemporaneamente si fa un'operazione peggiore: si rifinanzia, evidentemente grazie a questi tagli, con circa 3 miliardi dal 2007 (ma sicuramente tale somma sarà impegnata da subito, probabilmente durante la campagna elettorale del 2006) la legge obiettivo per le grandi opere.
Ricordiamo che attualmente sono pari almeno a 22 miliardi di euro gli investimenti già approvati relativi ad opere strategiche che necessitano di risorse pubbliche per poter partire. Quindi, è chiaro che 3 miliardi di euro non servono sostanzialmente a nulla e che ancora una volta non si sceglie fra lo sterminato elenco di opere strategiche approvate quelle che servono davvero alle nostre città per migliorare i servizi ai cittadini. In più si compie questa operazione a spese della manutenzione e della sicurezza delle nostre strade, operazione che comunque non è nemmeno a saldo zero, perché si tratta di una vera e propria riduzione.
In quarto luogo, va ancor peggio alle Ferrovie dello Stato. Si tagliano drasticamente i fondi alle Ferrovie Spa. Solo un dato: nella finanziaria 2005 erano previsti contributi per il 2006 pari a 3,2 miliardi di euro e a 3,6 miliardi di euro per il 2007; dopo i tagli restano 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008, con uno slittamento al 2009 o tagli concreti per oltre 20 miliardi di euro.
Di fronte a questi tagli è certo che le Ferrovie saranno costrette a prendere misure di emergenza. Taglieranno il 30 per cento dei servizi ferroviari nelle tratte locali come annunciato? Oppure taglieranno gli investimenti ferroviari per la sicurezza sulla rete? Forse qualcuno gli chiederà, in nome anche della campagna elettorale, di non fare queste cose, ma ciò significherà comunque un grave disavanzo nel bilancio delle Ferrovie per quest'anno, interrompendo quel processo indispensabile e virtuoso di risanamento dei conti dell'azienda: anche qui si tratta di finanza creativa.
Come se non bastasse, mentre si tagliano i finanziamenti per la rete esistente delle Ferrovie, un comma del maxiemendamento alla legge finanziaria cerca - e in realtà poi ci riesce malamente - di far partire nuove tratte, peraltro inutili, ad alta velocità.
Mi riferisco al comma 65, che prevede 2,2 miliardi di investimenti, di cui vengono prenotati circa 450 milioni di euro per nuove tratte come la Milano-Genova e la Milano-Verona. Che senso ha far partire nuove tratte come la Milano-Genova che da sola costa 4,7 miliardi di euro (secondo il progetto preliminare approvato), assegnandogli circa il 10 per cento dell'investimento se non a far partire con tempi e costi incerti una pura operazione propagandistica e preelettorale dai tempi e dai costi devastanti per il futuro bilancio dello Stato?
È la stessa logica, purtroppo, che anima il caso nazionale dell'alta velocità nella Val di Susa, di cui tutti in queste settimane abbiamo appreso e su cui il Parlamento rifiuta un confronto anche in sede di Commissione. Si è parlato di sfaccendati che non hanno niente da fare, così ha detto il ministro Lunardi stigmatizzando la partecipazione di oltre 20.000 persone alle marce di protesta.
Ma perché accade tutto questo e lo scopriamo solo oggi? Perché questo è il risultato di due fattori. In primo luogo, la legge obiettivo esclude le istituzioni locali dal processo di dialogo e confronto sui progetti, e questo è il risultato. Non si riesce neanche a compiere un sondaggio piuttosto limitato perché il livello di esasperazione e di mancato coinvolgimento è tale che i cittadini vogliono chiarezza e trasparenza e protestano con l'unica arma che hanno a disposizione, la protesta pacifica verso le istituzioni e il Governo centrale.
Si è detto che si tratta di una battaglia localistica contro un'opera che serve e che è indispensabile per togliere il Piemonte dall'isolamento, ma questo non corrisponde ai dati numerici e strategici da tempo elaborati.
Realizzare, come si intende fare, un nuovo tunnel ferroviario che costa 6,6 miliardi di euro, in realtà, significa partire dalla coda di un investimento, laddove una strategia corretta ed equilibrata richiederebbe specifici interventi.
In primo luogo, completare gli investimenti sulla rete esistente che, se ammodernata, sarebbe in grado di trasportare da 10 a 20 milioni di tonnellate di merce.
In secondo luogo, bisognerebbe abbandonare - e il Governo non lo fa, lo dimostra il blocco del Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi - i progetti di potenziamento autostradale che ancora incombono nei rapporti tra l'Italia e la Francia (tunnel del Monte Bianco e raddoppio del Frejus, traforo del Mercantour ed autostrada Cuneo-Nizza).
In terzo luogo, tutta la politica europea ed i rapporti con Austria e Svizzera hanno dimostrato che non basta fare nuovi buchi sulle montagne per aumentare il traffico ferroviario, ma che è indispensabile una tassazione del traffico pesante da riversare proprio negli investimenti ferroviari come forma di scoraggiamento di una modalità di trasporto insostenibile. Anche questo deve essere fatto se si vuole concretamente sostenere che si vogliono più treni tra Torino e Lione.
In quarto luogo, i nuovi investimenti dovrebbero avere la priorità in ordine al nodo urbano a ridosso della cintura ferroviaria di Torino, dove si somma il traffico ferroviario e il traffico merci; lì arriverà prima che da ogni altra parte, e sicuramente non al valico, la saturazione.
In quinto luogo, se si faranno effettivamente questi quattro interventi - e in questo momento non se ne sta facendo praticamente nessuno, se non portare avanti qualche iniziativa ereditata dai Governi dell'Ulivo in termini di investimenti sulla rete esistente - sarà possibile che dopo il 2020 si verifichi un livello di saturazione dell'attuale rete, e solo allora si porrà concretamente il tema di realizzare o meno un nuovo tunnel anche sulla base degli andamenti economici dei dati di traffico, che nel frattempo sarà possibile misurare e prevedere con dei trend molto più credibili.
È inutile infatti partire dal buco, dal tunnel, è inutile puntare alla grande opera di valico quando questi problemi sono gli ultimi in ordine di priorità. Una logica equilibrata che punti a risolvere i problemi ambientali, a dialogare e convincere i cittadini, a risparmiare risorse pubbliche ed evitare di realizzare infrastrutture sbagliate, dovrebbe partire con questo approccio e con questa razionalità. I Verdi non sono mai contrari in assoluto a realizzare nuovi tunnel ferroviari, ma essi vanno costruiti con logica, dove servono e sulla base dei numeri.
Concludo ribadendo un concetto fondamentale: questa manovra finanziaria taglia l'ordinario per dare allo straordinario, per far partire infrastrutture sbagliate o cercare - come sostiene il Governo Berlusconi, e lo vedremo sulle lavagne esposte nel programma «Porta a porta» nelle prossime settimane - di attivare, in realtà non realizzare, ma solo far partire con poche risorse delle opere, aumentando la logica, che speravamo di aver abbandonato, dei tempi e dei costi incerti. Non si sceglie, si promette a tutti e si fa partire qua e là qualche buco in nome della campagna elettorale.
Questa manovra finanziaria conferma i tagli sulla rete esistente, tagli all'ANAS, niente alle città, né ai porti, solo per poter propagandare in campagna elettorale questa politica sbagliata dei trasporti. Sono convinta però che i cittadini che prevalentemente risiedono nelle città e vivono quello del traffico come uno dei principali problemi, sicuramente giudicheranno in modo severo questa politica.
Signor Presidente, desidero ricordare che questa manovra finanziaria, invece di puntare al miglioramento dei servizi di mobilità per i cittadini e per le merci, ottiene un solo risultato: come diceva il professor Guglielmo Zambrini, eminente professore di economia dei trasporti, «Prima o poi il buco nei monti diventa il buco dei conti !». Questo è sicuro. (Applausi del senatore Ripamonti).







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