Lui accusa
Data: Tuesday, 22 November @ 13:23:23 CET
Argomento: Li sbugiardiamo?


Martinat (An) accusa: «Gli enti locali valsusini hanno provocato panico».
e io cito i giornali...

da Repubblica, 16/12/2004, cronaca di Torino Pag. IV

Un ministro, il suo vice e quei microfoni indiscreti

Sul tavolo del procuratore Saluzzo uno scottante rapporto della Divisione investigativa antimafia sui progetti per la Torino-Lione. Nelle intercettazioni i nomi di Lunardi, di una società di famiglia e di sua figlia. Si citano anche Martinat (An) e un suo presunto "cassiere". Già aperto un fascicolo.
Tutto è nato a luglio dalle indagini dopo l´invio di una busta con dei proiettili al presidente dell´Agenzia Olimpica Arcidiacono

VENAUS, dal nostro inviato Alberto Custodero

La Rocksoil Spa, società delle figlie del ministro per le Infrastrutture e Trasporti Pietro Lunardi.
Il nome del vice-ministro ai Lavori Pubblici, Ugo Martinat.
E, poi, l´uomo definito in alcune intercettazioni telefoniche come il suo «cassiere»: Vincenzo Procopio, titolare della Sti Srl e socio della Stef, la società che progettò l´autostrada Torino Bardonecchia.
Nomi eccellenti e oscuri retroscena compaiono in un rapporto segreto della Divisione Investigativa Antimafia datato 16 luglio 2004 sulla linea ferroviaria Alta Velocità Torino Lione. Repubblica è adesso in grado di ricostruire il contenuto di quel fascicolo della Dia finito nell´inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Saluzzo e dai sostituti Paolo Toso e Cesare Parodi.

Gli uomini diretti dal dottor Claudio Cracovia hanno iniziato a indagare sul primo lotto in territorio italiano relativo alla perforazione, a Venaus, nel cuore della Val Cenischia, di un tunnel esplorativo largo 5 metri e profondo alcuni chilometri. Il treno super veloce si infilerà a Modane in una galleria lunga 52 chilometri, sbucherà a Venaus, taglierà su un viadotto lungo 4 chilometri e alto 10 la Val Cenischia per rituffarsi nella pancia della montagna e sbucare a nella bassa Valle Susa. Ebbene, nel settembre del 2003, durante la fase di assegnazione dell´appalto del primo «carotaggio» della montagna (poi annullato per un vizio di forma), erano giunte a Vincenzo Procopio, a Domenico Arcidiacono, direttore dell´Agenzia per le opere olimpiche di Torino 2006, e al consigliere Giovanni Desiderio, delle buste contenenti della pallottole calibro 38 accompagnate da una lettera dal tono eloquente: «le prossime saranno calde». La Dia ha svolto lunghi e articolati accertamenti alla ricerca della mafia, la cui sospetta infiltrazione in Val di Susa poteva giustificare le missive «calibro 38».

Il rapporto Dia si è concluso in modo sorprendente: non è stata trovata alcuna traccia di criminalità organizzata attorno ai lavori dell´Alta Velocità. In compenso, è emerso un inedito spaccato degli oscuri intrecci fra politica, lavori pubblici e imprese di costruzioni. Le attenzioni della Dia si sono concentrate su Walter Benedetto, il direttore lavori della Tfl, la Turin Lyon Ferroviaire, la società metà Ferrovie Francesi, metà italiane, che appalta l´intera opera. Benedetto ha lavorato a lungo alla Stef, la società che ha progettato l´autostrada Torino-Bardonecchia, ora controllata da Procopio. Parlando con Desiderio, commenta a lungo il fatto che la «Stone del Ministro» (una Srl fino al 2001 del ministro Lunardi e della figlia Martina), stava facendo alleanze con altre società del Gruppo Gavio per «fottere» la concorrenza. C´era una gran lotta per aggiudicarsi l´appetitoso appalto. Nelle varie conversazioni, si dice che una talpa «della commissione di Venaus ha avvisato le imprese». Qualcuno anticipa che avrebbe vinto Geodata. O Fenice.
Ma la presenza del Ministro per le Infrastrutture è evocata, in modo indiretto, dalla società Rocksoil Spa che si è aggiudicata, dalla Tlf francese, la consulenza per la progettazione della galleria di 52 chilometri che sbucherà a Venaus.

A delineare invece i rapporti che legano Ugo Martinat a Procopio è l´ingegner Giulio Burchi, presidente della Metropolitana Milanese Spa, interpellato - in virtù della sua alta esperienza in infrastrutture ferroviarie - da un suo conoscente. Burchi, al suo interlocutore, ha raccontato, non senza stupore, di avere saputo dalla ex Satti di Torino (ora Gtt), che la società trasporti torinese era stata costretta a affidare 240 miliardi a Procopio definito «il cassiere di Martinat». Si parla di lavori, ovviamente, Burchi si lascia andare a considerazioni personali, parla al telefono in modo riservato.
La Dia, però, osserva che quella definizione («cassiere»), potrebbe trovare giustificazione in un altro episodio riscontrato da altre intercettazioni. Questa volta è Calvani, della segreteria particolare di Martinat, a parlare con Procopio. E a chiedergli conto «del versamento fatto da C per Roma....» di circa 100 mila euro da un personaggio di Castel Nuovo Don Bosco, attraverso una triangolazione di fatture false.
Nel rapporto della Dia si parla anche di Nicola Chiatante, il direttore dell´Ares, l´agenzia regionale strade. Che, dopo aver incontrato Martinat e aver parlato con lui dei lavori di Omegna, riferisce a Gilberto Valle: «Stamattina con Ugo ho messo il tuo cappello su una sedia e accontentati di questo». Chiatante parla poi con un certo «Attilio» (forse un ex deputato e noto professionista torinese) dell´ipotesi di ottenere una consulenza per un collaudo dal provveditore di Genova nell´ambito di uno cambio di favori. Si parla dei lavori di Cossato, dei due milioni di euro che l´Ares ha girato all´Agenzia di Arcidiacono per la costruzione di un ponte. E le intercettazioni proseguono, a lungo.


poi metto un link UFFICIALE della Camera dei Parlamentari italiani :  si tratta della DOMANDA DI AUTORIZZAZIONE ALL’UTILIZZAZIONE DI INTERCETTAZIONI DI CONVERSAZIONI TELEFONICHE NEI CONFRONTI DEL DEPUTATO MARTINAT

dove troverete scritto, testuali parole:


In estrema sintesi, i difensori dell’onorevole Ugo MARTINAT e di Giovanni DESIDERIO sostengono come un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme che vengono in rilievo nel caso in esame ponga il giudice di fronte a questa alternativa: ritenere applicabile l’articolo 4 legge n. 140 del 2003 e, conseguentemente, dichiarare l’inutilizzabilita` delle conversazioni telefoniche alle quali prese parte il parlamentare indagato, ovvero sollevare la questione di legittimita` costituzionale degli articoli 4 e 6 stessa legge nella parte in cui – non disciplinando espressamente il caso in esame – sembrano consentire all’autorita` inquirente di intercettare «indirettamente» il parlamentare indagato, rimettendo successivamente all’autorita` giudiziaria la decisione se utilizzare liberamente quelle conversazioni senza alcuna autorizzazione da parte della Camera di appartenenza
del parlamentare indagato (trattandosi, appunto, di caso non espressamente regolato dalla legge) ovvero chiedere l’autorizzazione postuma al Parlamento (richiamando analogicamente l’articolo 6, comma 2, legge n. 140 del 2003).


capito bene?
le intercettazioni esistono
ma i difensori chiedono che non ne sia tenuto conto in quanto blablabla...







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