Intervista a madama bresso
Data: Sunday, 20 November @ 17:41:47 CET
Argomento: Li sbugiardiamo?


«Solo in pochi contro la Tav»
Dopo il corteo dei 70 mila, parla la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso (Ds): protesta minoritaria e prevenuta, molti dei manifestanti non erano valligiani. E comunque l'opera si farà, non spetta a loro decidere. Sindaci locali ostaggio del fronte del no
ORSOLA CASAGRANDE - TORINO
L'imponente manifestazione di mercoledì in val Susa per dire no alla Tav non ha impressionato la presidente della regione Mercedes Bresso. «Il progetto dell'alta velocità c'è, è quello e potrà essere modificato sulla base dei sondaggi. Ma il progetto va avanti, non è in discussione».



Presidente, i settantamila di mercoledì chiedevano ascolto.

Mah, avrei dei dubbi su questo. Dicendo no a priori è difficile dialogare. Se invece si dice: lavoriamo a migliorare il progetto, a minimizzare gli impatti locali e a valorizzare al massimo risorse che possono essere messe a disposizione della valle per un progetto di rinaturalizzazione, allora possiamo discutere.

I cittadini e gli amministratori della valle mettono in discussione l'utilità dell'opera.

Mi scusi, ma non tocca agli abitanti della val Susa metterla in discussione. L'Unione europea, lo stato italiano, lo stato francese, la regione Piemonte la pensano diversamente. Se il tema è che hanno deciso loro che l'opera è inutile, mi spiace ma tocca ad altri decidere. Mettiamo pure che abbiamo torto, comunque tocca a chi risponde a territori più vasti, ad esigenze economiche più vaste prendere decisioni. L'economia va sempre più avanti sulla logistica. Si producono servizi, cioè modificazioni di beni che arrivano dall'estremo oriente, dall'India, dall'Africa, confezionamenti, montaggi. Inoltre il Mediterraneo è lì, dalla Cina, dall'Africa, dall'India si verrà sempre di più attraverso il Mediterraneo: il porto di Genova, Barcellona, Marsiglia, Trieste. Il corridoio 5 è il grande asse di ridistribuzione delle merci al di sotto delle Alpi. Uno può dire che non gliene frega niente, però l'analisi che fa l'Europa, che facciamo noi, è diversa. Se non sono d'accordo, non tocca comunque a loro decidere, e neppure al primo che passa per la valle che non conosce il progetto e che in valle ci va solo per protestare.

Ma perché non prendere in considerazione l'alternativa proposta dalla valle, di riaggiustamento della linea storica?

Quello è in realtà un progetto complementare. La linea esistente è già in rimodernamento. Il traforo del Frejus ha 135 anni ed è in corso di rimodellazione per allargarlo, con cautela, naturalmente, in modo da consentire il passaggio dei treni con tir montati o rimorchi. Sono interventi necessari perché la Torino-Lyon sarà realizzata fra 10-15 anni. Se si parla di fare tunnel di base e poi andare al quadruplicamento in asse, allora si parla di un altro progetto che è già stato valutato e bocciato. A me sembra difficile allo stato attuale della progettazione tornare indietro. Abbiamo già il preliminare approvato e si sta facendo il definitivo: il tracciato è già stato deciso. In opere di questo genere, tornare indietro significa sì buttare soldi pubblici. Quando uno parla da lontano, senza mai aver guardato una carta, studiato la valle - perché quelli sono andati giusto a fare la manifestazione e hanno cominciato a parlare prima della manifestazione - può dire qualunque cosa. Io ho sempre detto agli amministratori della valle che sarebbe stato meglio sedersi sul serio attorno ai tavoli, cioè trattare. Perché meno si tratta e si dice no e basta, più le cose vanno avanti senza di te.

Però la valle è compatta nel suo no alla Tav.

Non mi pare proprio ci sia un fronte compatto. Gli amministratori sono ostaggio di quelli che, essendo contro, li tengono sotto tiro, non fisico ma morale. L'ultimo sondaggio di Repubblica realizzato in valle dà il 51% a favore della Tav, malgrado la disinformazione totale. Perché ormai è impossibile andare in valle a fare informazione. Lo apro domani il centro informazione in val Susa se non me lo vanno a bruciare. Adesso lo apriremo a porta Nuova, dove comunque la gente della valle potrà andare ad informarsi. In Piemonte la media di favorevoli è il 70%. Siamo dunque in presenza di una minoranza robusta e rumorosa. Come sempre le minoranze fanno questo. Se tutti ti dicono che morirai, diventi contro. Il problema è che non morirà nessuno lì, nessuno è mai morto di un treno. I lavori avverranno in sicurezza. L'Arpa ci dice che dove passa il tunnel di base non c'è amianto e le quantità possibili di uranio sono irrisorie e di nessun pericolo. E l'Arpa è più affidabile di chi da lontano parla a vanvera di queste cose.

I finanziamenti europei ci sono o no?

Sì, ci sono finanziamenti europei per fare i progetti e che, assieme a quelli dei due stati, servono tra l'altro per la galleria di Venaus. Quando sarà approvato il progetto ci sarà il finanziamento per il tratto internazionale, che ancora deve essere deciso ma che può essere tra il 20 e il 50% dei costi definitivi di quella tratta.

A giorni potrebbero partire i lavori del tunnel di Venaus. Sindaci, cittadini e comitati hanno già detto che non lasceranno che i lavori comincino.
La sua posizione?

La cosa è già decisa. Venaus è appaltata. L'azienda sta aspettando di fare i lavori, si stanno pagando le penali. Non c'è nulla da decidere, c'è solo da fare. L'unica cosa che si potrà fare è quella di sospendere eventualmente i lavori nel periodo olimpico per evitare tensioni.

da il manifesto 18 novembre, pagina 8







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