Il lato oscuro della Tav
Data: Wednesday, 01 June @ 00:54:30 CEST
Argomento: Tav, Mafia e Dintorni


Non arretrano di un passo i No Tav, che da sempre hanno parlato di interessi "particolari" dietro il progetto della linea ad Alta Velocità Torino-Lione e vi vedono solo un modo di favorire gli appalti truccati e le organizzazioni mafiose. La scritta Tav=Mafia, che si vede sul monte in prossimità di Chiomonte, è esplicita. Il movimento fa riferimento ad un dossier sulla criminalità organizzata in Val di Susa, dove si parla del coinvolgimento del clan calabrese dei Mazzaferro e del boss Rocco Lo Presti, e di massicci casi di intermediazione, collocazione abusiva, sfruttamento e decurtazione salariale, accompagnati da gravi intimidazioni.
Siamo nel novembre 2005, e la ditta Italcoge, oggi incaricata di realizzare la galleria geognostica per la Torino-Lione, appariva dentro le relazioni del comando della compagnia di Susa della Guardia di Finanza. Poi finisce in un fascicolo che il pm Onelio Dodero aveva stilato per un processo di truffa aggravata che riguarda i titolari della casa di riposo San Giuseppe delle Salesiane di Don Bosco di Aglè. I sospetti nascevano dal fatto che i titolari della Italcoge appartenevano alla stessa famiglia, i Lazzaro, di cui un componente è ritenuto affiliato fin dagli anni \'70 al clan dei Mazzaferro.



Benedetto Lazzaro aveva ottenuto l\'appalto per la manutenzione di un tratto dell\'Autostrada del Frejus ed era stato consigliere comunale della Democrazia Cristiana a Susa. Nel fascicolo di Dodero vengono evidenziate alcune anomalie, a cui sarebbero stati collegati i familiari di Benedetto, tra cui Ferdinando Lazzaro, allora presidente Italcoge, nella richiesta di un finanziamento regionale di un milione e mezzo di euro. Inoltre Ferdinando Lazzaro era stato indagato anche nel 2002 con l\'accusa di aver truccato alcuni appalti e nel 1993 dei componenti della famiglia Lazzaro erano stati indagati per emissione di fatture false, a cui avrebbero fatto capo dei pagamenti in nero.

Oggi l\'amministratore della Italcoge è Antonio Lazzaro, che era stato accusato di non pagare da mesi i suoi operai. Accusa che lui aveva, il 23 maggio scorso, rispedito al mittente, in occasione di un\'assemblea sindacale degli operai affermando che se i dipendenti non erano stati pagati per due mesi era a causa dei mancati finanziamenti statali. «Lo Stato per primo non paga nei tempi e sono moltissime le ditte ad oggi a trovarsi in difficoltà – disse Lazzaro – Con i cantieri della bassa valle abbiamo dovuto affrontare dei problemi che non dipendono da noi. Nonostante fossero aperti da un anno e mezzo, le autorizzazioni dell\'Anas che ci permettono di proseguire i lavori sono arrivate solo due settimane fa. Inoltre il piano originario era stato fatto in associazione d\'impresa e quando il nostro socio è fallito abbiamo dovuto rincontrattualizzare il tutto e ricalibrare il programma dei lavori. Ora siamo in ordine ai tempi contrattuali».
E ancora: «La nostra è una ditta affidabile – conclude Lazzaro – che ha appena terminato con orgoglio un tratto della Salerno-Reggio Calabria. Siamo sul mercato da tre generazioni, se il movimento no-Tav ci accusa di non essere in grado di montare una recinzione è perché sono male informati e senza argomenti».

 di Susanna Grego
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