No Tav, sì Città della Salute
Data: Sunday, 31 January @ 20:13:45 CET
Argomento: Da Dove Arrivano i Soldi


Il rettore dell\'Università: 30 miliardi per il supertreno e non uno per il polo medico
È stato un anno durissimo. Sempre meno fondi e docenti, ma più studenti. Impossibile programmare. I grandi progetti arrancano. L’Università di Torino lunedì inaugura l’anno accademico ma il suo rettore, Ezio Pelizzetti, non ha molta voglia di festeggiare.
Che cosa la amareggia?
«Vedo una grande mobilitazione politica in favore della Tav, un’opera costosissima e sulla cui utilità i pareri sono discordanti. Hanno lanciato la campagna “Sì Tav”; io mi permetto di proporne una “Sì Università”. Il super-treno va bene, ma se ci lasciamo scappare i cervelli non so a che cosa servano le grandi infrastrutture. Trascurare gli investimenti su formazione e ricerca è molto miope».



Lei è contrario alla Tav?
«Ma no, però si parla di un investimento di 30-40 miliardi di euro quando in dieci anni non si è trovato un solo miliardo per la Città della Salute che, se posso permettermi, mi sembra un’opera più urgente e forse anche più importante della Tav».

Più importante? Addirittura?

«La medicina è una delle grandi eccellenze di Torino e del Piemonte. Le Molinette sono il primo ospedale d’Italia. Non valorizzare queste capacità formative e di ricerca è assurdo. La qualità della sanità è determinata dall’Università, dove si formano medici e infermieri. Investire sulla Città della Salute è un passaggio cruciale per lo sviluppo del territorio».

Non tutti sembrano convinti del progetto, a cominciare dalla sede, Grugliasco. Lei?

«A me va bene pure Bardonecchia. Purché si faccia. Però mi viene in mente un detto caro a mio padre: “È una buona idea ma ci sono cento problemi da risolvere. Il primo? Mancano i soldi. Allora gli altri 99 non mi interessano”. Noi abbiamo le idee chiare. Però ci dicano quali risorse possono essere spese».

Prima di Natale la Regione ha rilanciato un protocollo d’intesa. Non vi convince?

«Abbiamo ribadito le nostre richieste, a cominciare dall’impegno sulla Torre Chirurgica delle Molinette. Non abbiamo ricevuto risposta».

Nemmeno sulle Molinette?
«Le Molinette sono al 43 per cento dell’Università. Anzi, la parte nostra è la più pregiata. Non possono venirci a dire che hanno deciso di spostare le Molinette senza nemmeno consultarci».

Almeno avete ottenuto rassicurazioni sulla Torre chirurgica?
«L’ospedale ha reparti che hanno urgenza di essere ristrutturati. L’altra settimana pioveva dentro le sale operatorie. Serve un intervento edilizio che, tra l’altro, farebbe pure risparmiare, perché 18 sale chirurgiche sparse per tutto l’ospedale, significano 18 rianimazioni e altrettante radiologie. Con la Torre chirurgica potremmo razionalizzare l’organizzazione, anche sul fronte economico».

L’Università chiede soldi, certa politica ribatte che dentro gli atenei se ne sprecano troppi. È così?
«Degli 850 milioni di euro del nostro bilancio ne riceviamo 250 dallo Stato. Sa quanti ne restituiamo sotto forma di Irpef, Irap e altre imposte? 240. È una partita di giro. E l’anno prossimo, se sarà confermata la riduzione dei fondi statali, potremmo dover restituire più di quel che ci danno. Già ora lo Stato ci dà 40 milioni l’anno in meno di quel che dovrebbe. E i parlamentari piemontesi non si sono mai posti il problema di intervenire o fare lobby per correggere questa stortura che si trascina da anni. Pensare che l’Università ha una ricaduta sul territorio di un miliardo e mezzo di euro l’anno».

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