La trivella gira a vuoto.
Data: Thursday, 14 January @ 18:34:16 CET
Argomento: Dal Presidio di Borgone


TORINO-LIONE. I No-Tav che si stanno opponendo ai carotaggi aggiungono un nuovo presidio a quello di Susa. Arriva anche il sostegno dei No dal Molin. Ma la stampa parla di fallimento del movimento e celebra il successo dei sondaggi La mobilitazione dal basso del popolo dei No-Tav appare oggi quasi inghiottita dalla fame di infrastrutture che mette d’accordo gli opposti schieramenti del Paese, a livello nazionale e locale. Ridotti praticamente a un manipolo di antieroi dai media, i manifestanti nella giornata di ieri hanno raddoppiato la loro opposizione, stabilendo un altro presidio permanente, dopo quello all’autoporto di Susa, anche presso la stazione ferroviaria di Collegno, dove le trivellazioni erano partite regolarmente martedì mattina. Il passaparola che era servito per rinfoltire le fila dei cittadini contrari alla Tav, è diventato un appello per portare cibo, bevande e legna da ardere a chi ha passato la notte nei siti, nonostante il maltempo.



Sostegno a distanza è giunto dai vicentini del movimento No dal Molin, che hanno espresso la loro solidarietà a chi, come loro, difende strenuamente il territorio, esponendo lo striscione «Via la polizia dai presidi di democrazia», che ha circondato simbolicamente un blindato dei Carabinieri. E con la promessa di raggiungere presto il Piemonte per dare aiuto concreto dal Veneto. Al presidio permanente di Susa la vita procede all’insegna dell’ottimismo, un clima che non è stato intaccato dai giornali e dai tg che ieri parlavano di “errori di strategia” e di “fallimento del movimento No-Tav”. Probabilmente, l’assenza totale di scontri con le forze dell’ordine ha fatto salire in cima alla graduatoria delle notizie l’avvio dei carotaggi, operazione che in questo modo è passata attraverso i media come una vittoria per i fautori della grande opera. «Quella dei sondaggi è una farsa - commenta dal presidio Ermelinda del Comitato lotta popolare -. Sanno benissimo cosa c’è sottoterra da almeno vent’anni, quando venne costruita l’autostrada. E ora vendono le trivellazioni come un successo, per far vedere che si stanno dando da fare e che la Tav è ormai una cosa scontata. La battaglia è ancora lunga: la situazione nella Valle non è come a Collegno o Orbassano. Qui vivono migliaia di fieri cittadini pronti a presidiare ognuno dei siti ancora da sondare. E quando sarà deciso il tracciato definitivo, sapremo di che morte moriremo e ci organizzeremo di conseguenza». Il via vai è continuo a Susa, i cittadini si danno il cambio nel presidio, la mattina fanno volantinaggio nei mercati e nelle piazze e coinvolgono la popolazione: «Rispetto a cinque anni fa, vediamo differenze - racconta Ermenilda -, ci sono molti più giovani e le persone rafforzano le loro convinzioni, anziché i loro dubbi. Ma a Torino, le nostre ragioni non arrivano: così è stata organizzata all’università una manifestazione studentesca di controinformazione sulla Tav». Per domani, intanto, è previsto l’incontro dei sindaci delle Valli con rappresentanti di Provincia e Regione per la definizione del nuovo Osservatorio. Quell’organismo che inizialmente serviva ad avviare un ragionamento di concerto con cittadini e istituzioni, e da cui è stata poi estromessa la voce della Comunità montana. Sull’involuzione del contesto politico, ha le idee chiare Monica Frassoni, copresidente dei Verdi europei e da sempre in prima linea contro la Tav: «C’è grande amarezza per come sono andate le cose. è stato un fallimento generale dell’approccio alle grandi opere. Difficile che lo sviluppo dell’area o del Paese passi attraverso un tunnel. Non è stata fatta un’attenta analisi di costi e benefici e l’attenzione non è stata riposta nella linea ferroviaria, ma solo nel traforo. Noi abbiamo avuto sempre un approccio costruttivo e pragmatico con tutti, ma la battaglia della Tav è stata trasformata, anche a causa di Di Pietro quando era ministro alle Infrastrutture, in qualcosa di mitico. Al dialogo multilaterale è stato sostituito dalle urla e dai muro contro muro».
Diego Carmignani
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