lettera aperta a Bresso, Saitta, Chiamparino, Borioli, Campia, Esposito
Data: Thursday, 10 November @ 10:12:19 CET
Argomento: Solidali alla lotta NO TAV in Val Susa


LETTERA APERTA A MERCEDES BRESSO, ANTONIO SAITTA, SERGIO CHIAMPARINO, DANIELE BORIOLI, FRANCO CAMPIA, STEFANO ESPOSITO.

Sono il sindaco di Vaie, uno degli amministratori della Valle di Susa che si oppone al progetto del tunnel di base per l’Alta Velocità Torino - Lyon.




Mi rivolgo in modo pubblico a questo autorevole indirizzario per provare a capire se ogni tanto non sarebbe il caso di entrare con più impegno e responsabilità nell’oggetto di alcune questioni.
Scelgo voi come interlocutori perché vorrei provare a schiodarvi dal lessico approssimativo con il quale sempre descrivete l’opera che noi valsusini con forza e coscienza contestiamo.
Le espressioni che sempre usate riferite alla Tav sono più o meno queste: l’opera è naturalmente “…strategica…”, “…irrinunciabile…”, “…moderna…”;
bisogna farla a qualsiasi costo perché “… altrimenti Torino sarebbe isolata…”, “…bisogna essere al centro dell’Europa”;
occorre farla in fretta perché “…altrimenti si perdono i finanziamenti…” e “…i francesi sono più avanti di noi…”.
Siccome liquidare gli argomenti senza entrare nei contenuti è esercizio che lascia dietro di se nebbiosa confusione e siccome le buone intenzioni di codesto “parterre” prima o poi si scontreranno con l’effettivo stato delle cose, volevo farvi una domanda precisa alla quale, in quanto seri ed esperti amministratori, dovreste dare risposta dettagliata: cosa ne pensate del progetto dello studio di ingegneria “Ingerop”?
Vedete, in mezzo a tanto bla bla bla, il lavoro “in progress” dello studio ingegneristico di Villeurbanne commissionato da Ltf è la cosiddetta “carta che canta”, e in questo caso canta una canzone stonata.
Mentre voi state seduti comodi alla vostra scrivania in centro città e vaneggiate di modernità, invece nella nostra valle arrivano planimetrie con riportati 30 kilometri di nastro trasportatore a cielo aperto e una teleferica per portare lo smarino fino a 2000 metri di altitudine, alla cava di Carrière du Paradis. Roba che forse neanche Timothy Leary (il profeta dell’LSD) avrebbe mai sognato in pieno trip.
Come potete pensare che di fronte a documentazioni provocatorie di questo tipo la reazione dei valsusini non sia quella di estrema chiusura? Guardando queste assurde planimetrie si capisce immediatamente la giustificata non fiducia degli abitanti della Valle nei confronti di LTF e RFI.
Nei nostri piccoli comuni quando un progettista disegna delle porcherie lo censuriamo, cerchiamo di scaricarlo, lo richiamiamo alla deontologia professionale e comunque non cerchiamo di coprire la non competenza del soggetto contestato. Su queste cose invece voi non esprimete mai un’opinione, è sempre tutto fattibile, tutto sopportabile. A Torino si mette mano al progetto di piazzale Valdo Fusi perché un gruppo di intellettuali dell’architettura dice che è brutto, invece in Val di Susa le ragioni ben più serie di tutte le amministrazioni e di decine di migliaia di cittadini vengono liquidate come le paturnie di un gruppo di montanari retrò, un po’ squatter, un po’ trogloditi.
Vi chiedo di riflettere prima di accelerare ancora su queste modalità di realizzazione dell’opera, vi chiedo ancora una volta (perché ho un’incrollabile fiducia nelle istituzioni) di ascoltare con più attenzione le istanze che arrivano dal nostro territorio. In questi giorni di esposizione mediatica molti giornalisti ed opinionisti hanno cominciato a vedere la questione in un modo diverso, più vicino al nostro. C’è chi ha passato la notte in montagna in compagnia di pericolosi sovversivi sessantenni con nipoti, c’è chi si è accorto che gli amministratori e i cittadini della valle di Susa non hanno più l’anello al naso e il femore di vacca in mano, c’è chi ha visto gli affioramenti di amianto sui tornanti del Seghino, c’è chi ha visto l’enorme ferocia con la quale il reparto della celere giunto spompato in montagna è stato assalito dai canti “Fratelli d’Italia” e “bella ciao”, c’è chi ha notato il terribile pericolo creato da chi posizionava l’edicola della Madonna del Rocciamelone di fronte alle forze in tenuta antisommossa, c’è chi ha capito che non è tra i 15000 che hanno sfilato sabato sera di fronte alle forze schierate in assetto da guerra (manco fosse tornato Giovannone a comprare il Toro) l’autore dei gesti provocatori da strategia della tensione di questi giorni.
Spero che queste mie riflessioni meritino da parte vostra un qualche riscontro e, salutandovi, vi pongo un’ultima domanda: dal vostro punto privilegiato di osservazione, avete mica capito quanto verrà a costare la Torino – Lyon alla fine di tutto? Se dobbiamo anche aggiungere la trasferta continua di migliaia di agenti….
Lionello Gioberto . Sindaco di Vaie.







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