Nuovi segnali?
Data: Wednesday, 09 November @ 14:57:42 CET
Argomento: dai media


Riprendo qui sotto due articoli tratti da Repubblica: essi offrono spunto per pensare che le idee sul tema "alta velocità ferroviaria" sono in movimento e non è affatto vero che siamo arrivati "al capolinea".

Aggiungo che, senza attribuire attestazioni speciali nè agli autori, nè alle correnti politiche a cui essi riferiscono, nel merito, pur con una visione esterna al territorio, focalizzano ragionevolmente il problema anche come percepito da un cittadino valsusino.




Pur proferite da un pulpito laico verrebbe da dire "parole sante!!"

Al di là della battuta che, prima che a voi rivolgo a me stesso per stemperare le tensioni degli eventi mediatici e non solo degli ultimi giorni, ribadisco la necessità di un approccio distaccato ma di una partecipazione determinata per mettere in evidenza l'accelerazione assurda imposta dal Ministro delle Infrastrutture al confronto sulla cosiddetta "alta velocità", senza che ve ne fosse ragionevole necessità.

L'amarezza mi deriva, oltre dal fatto di aver partecipato in qualità di cittadino diligente al dibattito sul progetto TAV in valle di Susa, soprattutto perchè da anni sono impegnato nella stessa Valle alla promozione del territorio, attraverso numerose associazioni di volontariato locale, anche partecipate con identità di obiettivi da rappresentanti istituzionali di livello.

Se la linea "alta velocità" non si realizzerà in Val Susa, come un lume di speranza ancora mi fa pensare, i suoi danni li ha già comunque prodotti.
Alle ortiche anni spesi per la promozione del territorio (dibattiti, convegni, serate sull'identità culturale, sui valori della tradizione, sulla ricchezza del patrimonio storico-etnografico-ambientale territoriale ecc. ecc. ) andati in fumo in tre giorni di tempesta mediatica: si è ritornati alla Valle di Susa dei tempi bui del terrorismo, di pacchi bomba, militarizzazione del territorio, di "intelletti grezzi e asociali", ecc..: altro che promozione del turismo sostenibile rivolto a visitatori sensibili.

E' forse tutto ciò merito di chi protesta contro questo progetto di linea alta velocità?

NO!

Non è dei tanti "silvio tonda" valsusini il merito!
I "silvio tonda" non hanno alzato il tiro. Non ne hanno bisogno. A loro basta ed è bastato essere lì con la propria presenza. Addirittura senza usare la voce.
La sola presenza a significare che hanno valutato la proposta non adeguata per poter essere accettata:
se sacrificio deve essere (salute, vivibilità, svalorizzazione del patrimonio territoriale in chiave di sviluppo socio-economico-culturale ecc. ecc. ) il preponente deve mettere sul tavolo progetti ben più qualificati (motivazione, sostenibilità economica, sicurezza, impatto socio-ambientale), avere credenziali di ben altra qualità (ministro e famiglia direttamente coinvolti nel business, aziende appaltanti coinvolte in indagini per grave danno ambientale), dimostrare ben altro approccio, attenzione e rispetto al territorio.
Ma questa qualità l'Italia non se la permette, come a conti fatti già non riesce a permettersi (per capacità economica) neanche questo progetto di scempio.
Se la storia è maestra, per coerenza "Mugello docet". E i protagonisti sono esattamente gli stessi.

E come pensa di coniugare il progresso (anche economico) di un territorio, il politico che si dispera urlando (mediaticamente) senza controllo a favore di un unico progetto di scarsissima qualità ancora sulla carta (sul quale o non ne ha approfondito i contenuti o è in malafede) che distruggerebbe e vanificherebbe presupposti e contenuti di molti altri progetti per i quali per anni già si sono spesi quattrini dei contribuenti?
O gli obiettivi prioritari e imprescindibili promossi e realizzati negli anni non erano veri e reali (oggi non sono tenuti in conto) oppure la prospettiva attuale è falsa.
Al volante sempre lo stesso conduttore.
Possono le differenti correnti politiche, con una identità di visione che sconcerta, non aver speso una parola a tutela dei valori materiali ed immateriali del territorio valsusino e squalificare sdegnosamente coloro che con rispetto ed onestà intellettuale si schierano per la non realizzazione dell'opera così come oggi è proposta?
Può un Presidente Regionale non esprimere neanche una parola di tutela per questa realtà territoriale e soltanto urlare (mediaticamente) che "l'opera va fatta"?
Può Ella non esprimere un minimo di dissenso verso l'ottusità di un ministro della Nostra Repubblica che difende i propri interessi familiari trattando il suolo dello Stato al pari di una terra di conquista?

Con questi interrogativi sul nostro futuro potete ben comprendere quello che è stato e rimane il mio stato d'animo, in attesa che i segnali all'orizzonte si trasformino in volontà politica.

Con i migliori saluti.
Silvio Tonda.



seguono i due articoli:

da Repubblica di MARTEDÌ, 08 NOVEMBRE 2005 Pagina 21 - Commenti

Ma io dico no all´Alta velocità

GIORGIO BOCCA

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Gli abitanti della Val Susa che si oppongono alla costruzione del mega tunnel per l´alta velocità ferroviaria hanno ragione sia in linea teorica che pratica ma temiamo che saranno sconfitti perché le follie e le illusioni dello sviluppo sono irresistibili. Da Rutelli a Fassino la sinistra che dovrebbe difendere gli uomini dalla rincorsa cieca e autolesionista allo sviluppo dissennato, ha già alzato bandiera bianca. Il governo della ragione può aspettare, quello dei sogni e delle illusioni disastrose deve continuare. Che il mito dell´alta velocità si risolva in pratica nel suo contrario se ignora la ragione e segue solo gli interessi di chi ci guadagna sopra, è sotto gli occhi di tutti: nelle grandi città traffico e trasporti sono più lenti oggi che un secolo fa, si passa più tempo nelle code automobilistiche che quando si andava a piedi o in carrozza. Gli abitanti della valle di Susa marciano con bandiere e cartelli per dire no all´alta velocità ferroviaria che per cominciare rovinerebbe la qualità della vita nella valle per almeno quindici anni, lavori in corso con frastuoni, inquinamenti, avvelenamenti. Ma temiamo che dovranno cedere, rassegnarsi, l´opinione pubblica vincente è quella che applaude il Celentano, che celebra il rock scattante, veloce contro il retrogrado lento. È tornato il futurismo, compagno di strada del fascismo. Ha scritto Hanna Arendt: «Sembra che fra le principali caratteristiche di questo tempo ci sia la mancanza di pensiero. Quello che io propongo è molto semplice, niente di più che pensare a quello che facciamo». Ma chi ti lascia il tempo per pensare, come puoi pensare se la regola di vita dominante nel capitalismo come nel comunismo è quella di fare ciò che vogliono le élites al potere? La pianura padana da Torino a Novara è stata squarciata, devastata, cementata dalla linea ferroviaria dell´alta velocità. Non l´abbiamo pensata perché le aziende delle costruzioni e del cemento non avevano alcun interesse a discuterne con gli italiani, e ora in moltissimi siamo di fronte al fatto compiuto, la linea ad alta velocità è quasi pronta. Per risparmiare un quarto d´ora di viaggio si è piantata nella più fertile e bella pianura d´Italia una gigantesca linea Maginot. La più indecente delle speculazioni, milioni di metri cubi di cemento per sovrappassi faraonici, viadotti giganteschi che si torcono, si intrecciano fra cielo e terra senza alcuna utilità come serpenti creati dall´uomo per soffocare la sua specie maledetta, cacciata dall´Eden. Il ministro della devastazione Lunardi ha già percorso la linea su un treno speciale che fra Torino e Novara ci ha messo dieci minuti in meno. Ci sono dei retrogradi che si chiedono se non sarebbe meglio per i cittadini metterci dieci minuti in più ma in carrozze più comode e senza le cimici e magari avere una rete più sicura, ponti che non cadono ad ogni alluvione, treni riscaldati per gli operai, vetture letti e ristoranti decenti. L´alta velocità della Val Susa, i cinquantadue chilometri in galleria che ne cambieranno gli equilibri hanno il consenso di tutti i rock italiani. Mussolini queste cose le aveva capite da bravo populista, offrì agli italiani il primato aereo di velocità di un prototipo e poi mandò migliaia di aviatori alla morte su aerei vecchi e mal costruiti. Imitato oggi dai berlusconiani delle grandi opere che scavano una galleria di settanta chilometri sotto gli Appennini da Modena a Firenze per guadagnare venti minuti ma non hanno speso una lira per dare acqua alle regioni assetate del sud. E naturalmente si sono messi sotto accusa per aiutare il finto progresso i politici «lenti», come Sergio Vallero, presidente del Consiglio provinciale di Torino o i sindaci di Condovea e di Chianocco perseguiti per «resistenza a pubblico ufficiale e blocco stradale». Ma non sono di buon senso le cose dette da Sergio Vallero, «Ci hanno messo di fronte a uno scontro istituzionale nocivo mentre noi abbiamo sempre cercato il dialogo e la mediazione»? Bisogna stare attenti con il decisionismo berlusconiano in una valle come quella di Susa delle poche in Piemonte ad essere una valle «urbana», non una società montanara addormentata nella tradizione ma industrializzata, passata per le lotte operaie e per la resistenza che ha conosciuto anche il movimentismo feroce di Prima linea. Non abbiamo alcun rimpianto per i disperati alla Sergio Segio o alla Fabrizio Giai che si autonominarono avanguardia degli sfruttati e seminarono morte nella valle come nei sobborghi torinesi ma un consiglio alla prudenza ci sembra opportuno, la resistenza degli abitanti della Val Susa va affrontata con sapienza politica, con rispetto degli altri, di quelli che per i decisionisti non contano. C´è sempre un ceto di proprietari che pensa in grande alle spalle degli altri, che fa sacrificare gli altri per le sorti progressive dell´umanità, che in pratica sono quasi sempre le sorti progressive del loro potere e dei loro redditi. Forse è arrivata l´ora che il decisionismo assuma la sua responsabilità e fronteggi i suoi rischi. Le rivolte delle periferie parigine come, in piccolo, la resistenza della Val Susa all´alta velocità, dicono che bisogna anche occuparsi del consenso. Ma il buon senso conta nella storia umana?


Da Repubblica di MARTEDÌ, 08 NOVEMBRE 2005

Pagina 11 - Cronaca
Bruno Manghi, consigliere del leader dell´Unione "Caro Prodi, ascoltami riparliamone dopo il voto"
l´intervista

MARCO TRABUCCO
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TORINO - Bruno Manghi, sociologo, ex sindacalista Cisl, oggi è uno dei più ascoltati consiglieri di Romano Prodi. Manghi, Bertinotti la cita tra i nemici della grande galleria Tav in val Susa. Conferma? «Ho forti perplessità, e l´ho scritto. Perché i suoi sostenitori, con toni un po´ alla Cofferati, propongono l´idea indiscutibile che più si è collegati più ci sarà sviluppo. Però non sono capaci di fornire dati precisi per convincere. Non esistono previsioni attendibili sui flussi di merci per il 2016-18, quando la linea dovrebbe essere completata. Nessuno sa dirmi come si riuscirà, poi, a mettere sul treno 10 mila Tir al giorno. E i capitali per farla, che non potranno che essere pubblici, dove sono?» I pro Tav, dicono che, costruita la linea, le merci la useranno. Perché non ci crede? «È lo stesso argomento che ripetono i sostenitori del ponte sulla Stretto di Messina. Non mi convince». Di Tav verso Lione si parla da 30 anni. Non si poteva scoprire prima che era inutile? «Negli anni 70, quando l´opera fu concepita, l´industria manifatturiera era forte in Piemonte. Non è più così e ancor meno lo sarà nel 2016. Non sono contro le grandi opere, anzi mi dispiace far la parte di chi va contro il progresso. Ma il gioco deve valere la candela. Non si sta discutendo di principi di fede, ma di un´opera umanissima che ha costi elevati e un forte impatto ambientale». Le paure della Val Susa sono giustificate? «In Val Susa si sono comportati bene quando è stata costruita la centrale idroelettrica di Pont Ventoux. C´erano perplessità, ma alla fine tutti si sono convinti che fosse nell´interesse generale. Detto questo, non sono un ambientalista. E sono convinto che anche la presenza di amianto non sarebbe un problema. L´esperienza nelle grandi opere ci insegna che i problemi ambientali al massimo aumentano i costi. Ma si risolvono». Il centrosinistra si è diviso su questa vicenda. Prodi non si è ancora espresso. Cosa gli consiglierebbe? «A Prodi direi di lasciar perdere, non può occuparsi di tutto. È un problema che andrà affrontato se il centrosinistra tornerà al governo. Quanto alle divisioni, mi sembra una contesa molto ideologica e non mi preoccupa. Perché dovremmo essere d´accordo su un problema che il 99 per cento di noi non ha approfondito? Dibattiti così ci sono in tutta Europa, meno male che se ne discute. Basta che non ci si insulti».







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