LETTERA APERTA ALLA BRESSO
Data: Thursday, 04 May @ 16:49:39 CEST
Argomento: dai media


Fonte: La Stampa il 4 maggio 2006
LETTERA APERTA ALLA BRESSO
La politica vola oltre le zanzare
di Gad Lerner

Caro direttore,
mi piacerebbe far giungere sino alla presidenza della Regione Piemonte, per il tramite della sua gentile ospitalità, il fastidioso ronzio che preannuncia qui sulle colline del Monferrato casalese l'ennesima estate rannuvolata dalle zanzare.

Già intuisco disegnarsi l'ironia sul volto dell'amico Nico Orengo che mi dedicherà nuovi deliziosi sfottò, lui piemontese dalla pelle dura. Quasi che le raffiche appuntite, mordaci pure in pieno giorno, dei maledetti insetti provenienti a milioni dalle risaie del Vercellese, costituissero motivo di disagio solo per noi delicati ex cittadini, e non invece anche per i contadini rassegnati da sempre alla malora.

La storia delle zanzare contiene invece un paio d'insegnamenti modernissimi: sul come la politica inacidisca recidendo i suoi legami con il territorio, ormai disseminato di larve d'ostilità; e sul come si concretizzi il rischio della dissipazione del patrimonio turistico, culturale, eno-gastronomico di una delle contrade più belle del Piemonte.

Se la lasci raccontare, questa storia delle zanzare - forse indegna del palcoscenico nazionale conquistato dalle vicissitudini della Val di Susa, ma non poi così dissimile nelle modalità d'approccio dei governanti - dalla penna di un sostenitore deluso di Mercedes Bresso e della nostra giunta regionale di centrosinistra. Mi diedi da fare per la sua elezione, un anno fa. Ricordo di averne pubblicamente elogiata la caparbietà sul palcoscenico del Teatro Carignano di Torino, inaugurando la campagna elettorale. Poi mi feci promotore di un incontro fra la Bresso e i valligiani che da tempo invocano un coordinamento regionale per debellare il flagello che altrove - dalla Toscana alla Camargue - amministratori di buona volontà hanno già da tempo archiviato.

Le promesse e gli impegni non mancarono. Ma dopo l'insediamento della nuova giunta gli indaffaratissimi assessori alla Sanità e all'Agricoltura (la pratica zanzare è rimbalzata fra loro come la peggiore delle rogne) si sono resi di colpo introvabili, perennemente in riunione.

Eppure stiamo parlando di una vasta area dell'Alessandrino, dell'Astigiano e del Vercellese più che mai bisognosa di programmare uno sviluppo armonico d'intesa con il governo regionale. Casale Monferrato sta ancora elaborando il lutto di un'industrializzazione all'amianto che troppe vittime ha provocato. Lì intorno chiudono molti impianti produttivi resi anacronistici dalla concorrenza cinese. Le risorse territoriali incoraggiano un ritorno alla terra che altre esperienze simili promettono redditizio, ma la piaga estiva delle zanzare davvero svuota gli agriturismi, i ristoranti, i festival e le manifestazioni all'aperto.

Si sono organizzati allora i sindaci, le Pro loco, le associazioni dei coltivatori e dei residenti. Si è pianificato il monitoraggio, si sono sperimentati metodi integrati di trattamento biologico e chimico, insomma, gli abitanti si sono dati da fare invocando quel coordinamento senza cui la caccia alla zanzara declina in guerra donchisciottesca ai mulini a vento.

Un lavoro di programmazione che implica mappature invernali, destinazione di fondi, assunzioni di tecnici competenti, consulenze scientifiche, distribuzione di responsabilità fra comuni capifila. A differenza che negli anni passati, nulla di tutto ciò è stato fatto. L'ultimo contatto con la Regione risale al dicembre scorso, quando un assessore ci ha comunicato: mi dispiace, ci hanno tagliato i fondi. Gli stanziamenti poi miracolosamente sono saltati fuori solo quando i tecnici antizanzare rimasti a spasso sono andati a manifestare nei giorni scorsi sotto Palazzo Lascaris. Ma ormai, diciamocelo, la frittata per quest'anno è fatta.

Evocavo poco sopra un'analogia con la vicenda Tav in Val di Susa: un territorio ove la mancanza di dialogo con la popolazione locale ha inasprito gli animi e rinviato la soluzione del problema. Non vorrei si trattasse di un metodo. Dove si tratta di affrontare grane, e non solo di ridistribuire risorse, i politici latitano. Dalle nostre parti è successa la stessa cosa con la soppressione della Asl di Casale Monferrato: non escludo che tale decisione dolorosa fosse inevitabile, ma a maggior ragione mi sarei aspettato che un buon amministratore respirasse forte e venisse a spiegarla in loco, disponibile al dialogo pure a costo di prendersi qualche improperio. E non parliamo del malumore dei cacciatori che si sono visti piovere sulla testa i nuovi regolamenti regionali…

Dobbiamo chiamarla arroganza delle istituzioni? Di certo si manifesta una distanza, doppiamente colpevole quando la giunta veste i colori del centrosinistra.

Ricordo con una certa simpatia l'assessore all'Agricoltura della giunta Ghigo, uno che non si perdeva una festa del salamino o una sagra paesana. Certo, prometteva prometteva e poi combinava poco. Però almeno avevamo la soddisfazione di guardarlo in faccia.

Sento parlare, soprattutto dopo le elezioni politiche di aprile, di una Mercedes Bresso boriosa. Le si attribuisce la frase: «Dialogare non vuol dire perdere tempo». Ecco, da elettore vorrei chiederle di venire a perdere un po' di tempo con noialtri, così magari scoprirà che non è buttato via il tempo trascorso negli incontri con la cittadinanza.

Il timore infatti è che non si tratti di un problema caratteriale (a me le persone che parlano chiaro stanno simpatiche) ma invece di una malintesa accezione decisionistica dell'arte del governare.

Dalle mie parti, signora Bresso, nel 2005 lei conquistò la maggioranza dei consensi. Il mese scorso invece ha vinto il centrodestra con percentuali schiaccianti. E' sicura che non le convenga fare un passo? La accoglieremo a braccia aperte, con un bicchiere di barbera e una dose di autan.







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