Ancora per il prof. Grosso
Data: Monday, 10 October @ 23:07:13 CEST
Argomento: I nostri commenti


TAV, i rischi per la salute
Vorrei replicare alle considerazioni sul rischio per la salute nei lavori della TAV espresse dal prof. Grosso, in data 7-10-2005, che pensa che le tecniche moderne dovrebbero neutralizzare il rischio e chiede di dimostrare il contrario.



Personalmente credo che il prof. Grosso abbia troppa fiducia nelle tecniche moderne e penso di poterlo dimostrare.
Anche se l'amianto è stato messo al bando da più di un decennio, ho riscontrato e documentato parecchie situazioni di rischio da amianto in ambienti di lavoro e di vita in epoca molto recente, per motivi di spazio non posso illustrarle tutte, ma due situazioni in particolare mi sembrano molto significative.

La prima riguarda i lavori per le Olimpiadi in Torino ed in Val di Susa, dove l'amianto è stato trovato in grande quantità. La situazione più preoccupante è stata riscontrata a Sauze d'Oulx dove è stata realizzata la pista del freestyle su un giacimento di amianto, che è segnalato in tutte le carte geologiche da circa un secolo. Malgrado le tecniche moderne, la concentrazione di amianto nell'aria ha raggiunto le 33 fibre/litro (fonte La Stampa del 13-7-2004); ben sapendo che una persona respira 18.000 litri d'aria in un giorno, significa che molti valligiani hanno respirato quantità impressionanti di fibre di amianto.

Un'altra situazione di rischio da amianto riguarda i treni. I macchinisti siciliani hanno protestato recentemente per la presenza di amianto nei locomotori della serie E636 ancora circolanti. Trenitalia ribadisce che: "Le locomotive E636 sono conformi alla legge e non sono pericolose".
In effetti i monitoraggi hanno trovato una concentrazione di amianto al di sotto dei limiti di legge.
Bisogna notare però che i limiti di legge tutelano i lavoratori dal rischio di asbestosi (accumulo di amianto nei polmoni), ma non dal rischio di contrarre il mesotelioma pleurico o peritoneale (tumori maligni da amianto) per il quale non esiste un valore soglia ad di sotto del quale il rischio si possa ritenere nullo.
La prova più evidente è data dal crescente numero di mesoteliomi riscontrati tra i dipendenti delle ferrovie.
Nel caso dell’amianto l’unica prevenzione che può dare garanzie è quella primaria, che consiste nell'evitare il contatto con queste fibre killer.

E non c'è solo l'amianto: i lavoratori della TAV si troveranno esposti ad altri rischi: l'uranio (fin troppo noto), il radon (causa di tumori del polmone seconda solo al fumo di sigaretta) e le alte temperature, che si sviluppano all'interno delle gallerie per effetto geotermico (secondo alcuni studi fatti dall’Università di Grenoble la temperatura potrebbe sfiorare i 50 gradi).
Per il momento le moderne tecnologie consentono solo di documentare la presenza del rischio, sono tutti dati che potranno essere molto utili in futuro.

Cordiali saluti.
Dott. Roberto Topino
Specialista in Medicina del Lavoro
Centro Diagnostico Polispecialistico Regionale
INAIL - Torino
3473130728 - 0115593818







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