TAV, la nuova tangentopoli
Data: Friday, 09 December @ 13:46:20 CET
Argomento: dai media


TAV, la nuova tangentopoli
Ce n’è abbastanza perché gli abitanti della Valle di Susa siano un tantino irritati, sicuramente stanchi di vedere oltraggiata in siffatta maniera la loro terra.
di Simone Olla, Data 9 dicembre 2005



Quelle valli le conosco bene, così come le «violenze» a cui sono soggette da trent’anni a questa parte. Violenze politiche sul territorio che poi si traducono inevitabilmente in violenze della natura sugli abitanti che quotidianamente ci vivono. Cantieri pluridecennali hanno regalato ai valsusini lame di asfalto e di ferro, inaugurate da eleganti funzionari romani e burocrati torinesi. Nel 1977 veniva concluso il mirabolante raddoppio della ferrovia che avrebbe dovuto raggiungere un traffico di 15 milioni di tonnellate di merci l’anno. Sì, avrebbe dovuto raggiungere... Infatti non l’ha mai raggiunto e oggi quella ferrovia è sottoutilizzata. L’autostrada Torino-Bardonecchia, costruita nel fondovalle e ricavata dal letto del fiume Dora, è stata aperta al traffico nel 1992, ma nel 2000 veniva sconvolta dalla furia dell’alluvione. E poi l’elettrodotto di Venaus, che insomma non è un parco giochi per bambini. E la centrale elettrica di Pont Ventoux, e tanto per gradire anche l’acciaieria di seconda fusione Beltrame che ricicla materiali ferrosi (e rifiuti proibiti?) emettendo nell’aria diossina e Pcb, provocando tassi d’inquinamento (e di mortalità) tra i più alti d’Italia.

Insomma direi che ce n’è abbastanza perché gli abitanti della Valle di Susa siano un tantino irritati, sicuramente stanchi di vedere oltraggiata in siffatta maniera la loro terra. Ma anche stanchi di non contare mai nulla e di venire costantemente scavalcati da capriole più o meno istituzionali che propagandano sviluppo ad ogni soffio di vento. Chiedono un briciolo di partecipazione, in tempi in cui di partecipazione si riempiono la bocca tutti i politici.

Sono troppe le cose che non quadrano nel progetto TAV Torino-Lione che, secondo le previsioni, vedrà la luce nel 2023 per un costo che si aggira intorno ai 15 miliardi di euro. E sono troppo evidenti gli interessi in gioco perché destra e sinistra non si mettano d’accordo come è accaduto: la Rocksoil della famiglia del ministro Lunardi farà i «sondaggi» in territorio francese, mentre la cooperativa rossa Cmc di Ravenna farà i «sondaggi» nel territorio italiano. Il progresso, si sa, ormai lo vogliono sia a destra che a sinistra. E io pago...

link







Questo Articolo proviene da NO TAV
http://www.notav.eu/nuke/

L'URL per questa storia è:
http://www.notav.eu/nuke//modules.php?name=News&file=article&sid=1763