La Repubblica 9.12.05 Lunardi Ministro Commissariato
Data: Friday, 09 December @ 13:44:01 CET
Argomento: dai media


IL MINISTRO COMMISSARIATO
ALBERTO STATERA
ANTROPOLOGICAMENTE yankee per il profilo, per i rarefatti congiuntivi e per la lingua più veloce del pensiero, Pietro Lunardi è il contrappasso del governo Berlusconi. Nel senso che incarna la corrispondenza della pena alla colpa. La colpa non c'è chi non la rammenti. La sera del 18 dicenxbre 2000, mentre gli italiani preparano in letizia l'albero di Natale, il candidato premier Silvio Berlusconi, complice Vespa, si presenta in televisione,munito di lavagna, gessetti e cartine geografiche, per annunciare che ha trovato l'uomo che farà grande l'Italia con le grandi opere, l'uomo che spenderà 180 mila miliardi di lire senza colpo ferire e farà della Penisola il paradiso mondiale delle infrastrutture. Altro che Giappone e California.




STRADE, autostrade, raccordi, ponti, ferrovie, aeroporti. Ma soprattutto tunnel.E’ lui, l'ingegner Lunardi, progettista esperto, oltre che di tunnel, di ambulacri ministeriali fin dai tempi dei ministri dei Lavori Pubblici democristiani, socialisti e socialdemocratici che viene nominato in diretta Capocantiere del futuro governo
di Centrodestra. Al Ministero, dove alligna la burocrazia diciamo più smaliziata d'Italia, trasecolano e poi sghignazzano in diretta: ma è lui, proprio
"Er Talpa", l'uomo dei buchi? E' l'uomo fisso in anticamera?
Esattamente cinque anni dopo, alla vigilia di Natale, mentre la neve comincia a cadere sui ribelli della Val di Susa, sui loro sindaci, e sugli infreddoliti poliziotti in assetto di guerra, mentre la campagna elettorale incalza con presagi cupi per la maggioranza sfibrata, Berlusconi è costretto a commissariare con Gianni Letta, fortunatamente più veloce di pensiero che di parola, l'ex beniamino, «la massima autorità in tunnel che ci sia al mondo», ormai considerato "inadeguato".
Se non ci fosse Berlusconi, spetterebbe a lui, all'ingegnere di Parma, l'intreccio più straordinario di parole al vento e conflitti d'interesse. Cominciò prima ancora di essere nominato ministro dichiarando che finalmente bisognava tornare allo spirito dei «grandi costruttori». Nicolazzi? Gaspari? I palazzinari? Il Berlusconi di Milano 2? No, i faraoni, Cheope, quelli senza i quali «non si sarebbero fatte le Piramidi, la Grande Muraglia, i Templi Maya». A chi gli chiedeva se volesse erigere un nuovo mausoleo nella residenza lombarda di Berlusconi, accanto a quello di Cascella, o nella reggia sarda, dove poi si occuperà del tunnel sottomarino, rispondeva di no, che lui avrebbe fatto tanti trafori, perché «I trafori non sono una violenza, sono una maniera serena per armonizzare i rapporti tra gli uomini e la natura». Deve essere andato a ripeterlo ai ribelli della Val di Susa e Beppe Pisanu, consultatosi con Gianni Letta, deve aver detto: togliamoci questo di torno,se no il 9 aprile andremo alle elezioni con l'Italia in rivolta.

Non che prima non ne avesse dette e fatte di tutti i colori. La mafia? Bisogna conviverci. Il Ponte sullo Stretto di Messina? Diamo le azioni agli italiani all'estero. La neve sulle autostrade? Facciano viaggiare i Tir in nave. La patente a punti? Mille morti in meno al mese. La velocità sulle autostrade? Va aumentata. Le vie d'acqua di Bossi? Certo, facciamo un'autostrada acquatica tra Milano e l'Adriatico, passando per Cremona. E il tunnel sottomarino di 150 chilometri tra Mazara del Vallo e Capo Bon in Tunisia, vagheggiato da Totò Cuffaro? Una libidine, tanto con la mafia bisogna convivere. Le grandi opere incagliate? Tempi certi, anzi certissimi, attivate entro dodici mesi (2001). Infine: l'Alta velocità in Val di Susa? «Un problema di ordine pubblico e non riguarda più il mio ministero».
Una Lunardeide, un compendio completo dei detti e contraddetti del ministro dopo quattro anni e mezzo e decine di migliaia di lanci dell'Ansa, ancora non esiste, ma, per chi fosse interessato, si suggerisce il "Dossier Italia A che punto è il contratto con gli italiani", di Luca Ridolfi e "Il libro nero del governo Berlusconi", di Guido Alborghetti, per avere la cifra del personaggio cuii il premier, estasiato, affidò l'incarico di Capocantiere d'Italia.
Esiste invece una contabilità de tunnel progettati dal ministro: nove autostradali, dodici ferroviari, undici metropolitani. Che fa trentadue. Ma è una contabilità ferma all'aprile del 2001. Quindi largamente incompleta perché nei quasi cinque anni ministeriali la società di Lunardi non ha cessato di progettare gallerie a rotta di collo certamente con Io scopo di «armonizzare i rapporti tra uomini e natura».
Ligio alle regole etiche, appena nominato Ministro aveva dettato «Venderò la mia società di progettazione, la Rocksoil perché molti contratti ricadono sotto la mia competenza di ministro Certamente noi cederò ai miei figl che ci lavorano. Comunque, per il futuro, concentrerò il mio lavoro all'estero». Passati cinque anni, l’unico cambiamento nelle proprietà si è registrato all'inizio del 2005, quando la moglie Maria Paola, ha ceduto le sue quote al figlio. Così la Rocksoil è oggi intestata a Giovanni Lunardi, 24 anni, e alle due sorelle maggiori. Quanto agli appalti all'estero e non in Italia, il ministro ha mantenuto l'impegno. Ha ottenuto una commessa francese.
Sapete per che cosa? Non indovinate? Per la progettazione di un tunnel sulla linea ad alta velocità Torino Lione.
Poi ha preso qualche altro appalto anche in Italia, ma sono cosucce. Per esempio, la progettazione esecutiva e costruttiva di una galleria del collegamento ferroviario Milano Malpensa. Che volete che sia? La linea non è gestita dalle Ferrovie dello Stato, ma dalle Ferrovie Nord, società controllata dalla Regione Lombardia di Formigoni.
Il grosso, del resto, era già stato sistemato da Vespa quella vigilia di Natale del 2000, quando "Er Talpa" indicò le opere strategiche per il Paese, tra le quali primeggiavano le sue: il Corridoio Torino Brennero, il Passante di Mestre, l'autostrada Aosta Monte Bianco, l'autostrada Val Trompia Brescia Lumezzane, l'autostrada Salerno Reggio Calabria, il terzo traforo del Gran Sasso, forse in onore dell'antico ministro democristiano Remo Gaspari.
Ci sono voluti quasi cinque anni per sconfessare ed esonerare l'uomo bandiera del "sogno" infrastrutturale berlusconiano che in Val di Susa, tra neve, elmetti e manganelli, ha finito per diventare un incubo. Ma allo yankee della Rocksoil che prima parla e poi pensa in fondo che gliene importa. Aveva già detto: «La politica è piena di meschinità. Torno ai miei tunnel. Non ho più intenzione di perdere tempo a parlare con i cretini, verdi o rossi».









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