Corsera 9.12.05 Nesi
Data: Friday, 09 December @ 11:46:54 CET
Argomento: dai media


Nesì: progetto del centrosinistra
Ero ministro dí Amato. Firmai io
Anche allora protestavano abitanti della valle, Verdi, Prc e Pdci, il rnio ex partito. Il nostro governo durò ancora mesi e non potemmo far capire perché andava.fatta, questo esecutivo ha avuto tutto il tempo





ROMA Dentro il Palazzo Reale il ministro comunista e piemontese Nerio Nesi firma. Fuori dal palazzo i comunisti (piemontesi, ma non solo) protestano. Torino, 29 gennaio 2001, ultimi mesi del governo Amato. È nei saloni dorati dei Savoia che viene raggiunto l'accordo fra Italia e Francia per l'Alta velocità Torino Lione. «Certo che anche allora c'erano contestazioni» dice Nesi, in quei giorni ministro dei Lavori pubblici per i Comunisti italiani, oggi tornato al socialismo («Mala Tav non c'entra») con lo Sdi.
Chi protestava allora?
«Gli stessi di oggi: gli abitanti della valle, i Verdi, Rifondazione, i Comunisti italiani».
1 Comunisti italiani, il suo partito.
«La mia era una posizione personale, da ministro si vedono le cose in altro modo: ero e resto convinto che l'Alta velocità va fatta».
Quando incontrò gli abitanti della Valle di Susa disse: «Se fossi uno di voi, protesterei pure io». Anche lei ha paura dell'amianto?
«L'amianto c'è, mala tecnologia consente di eliminare i rischi. Certo, così i costi salgono parecchio».
Allora perché non potenziare il vecchio tracciato?
«Impossibile: pendenze eccessive, curve troppo strette, ponti con portata insufficiente. Ma questo va spiegato alla gente, come hanno fatto in Francia».
Voi lo faceste?
«Non avemmo il tempo, tre mesi dopo arrivarono le elezioni. Questo governo, invece, ha avuto tutto il tempo ma non ci ha pensato proprio: è stata questa mancanza a far precipitare la situazione e portare i 60 mila della Val di Susa alla protesta. Per questo la protesta va capita».
La protesta va capita, dice lei. Ma resta convinto che l'opera va fatta.
«Certo, perché è nell'interesse degli italiani che non sono 60 mila ma 58 milioni».
Anche intervenendo con la forza, come lunedì?
«La violazione della legge non può essere mai giustificata. Condanno quelli che danneggiano le auto, che vanno in corteo con il volto coperto, che urlano ai carabinieri "Nassiriya"_».
E quelli che, pacificamente, occupano i terreni?
«Anche questo è violare la legge. Ma bisogna fare una distinzione: lo Stato può usare la forza per ripristinare la legalità, mala forza non è la violenza e in qualche caso agli agenti la situazione è sfuggita di mano. In parte li capisco, non è facile sentirsi odiati in Patria».
Saverio Vertone, torinese come lei, faceva il suo stesso ragionamento. Che cos'è, il senso di legalità della sinistra piemontese?
«Siamo stati noi torinesi a fare l'Italia. Qui c'è un senso dello Stato che da Cavour è arrivato fino all'aristocrazia della classe operaia».
Aristocrazia della classe operaia?
«Sì, i migliori sono passati di qui. Gli esami di maturità di chi voleva dedicarsi alla politica si facevano qui a Torino andando a parlare agli operai che uscivano dalla Fiat. È dura andare li a discutere di politica con chi in quel momento vuole solo tornarsene a casa. Se riesci a trattenerli, vuol dire che hai la stoffa».
Lorenzo Salvia







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