Opere incompiute, album degli orrori
Data: Monday, 10 October @ 16:49:43 CEST
Argomento: I nostri commenti


Riporto una serie di strali dell'articolo apparso oggi (lun. 10.10.2005) su "il Sole 24 Ore" che ha come argomento le grandi opere, che a mio parere possono essere molto interessanti.


"L’attuale Governo ha puntato molto sulla realizzazione delle grandi reti infrastrutturali, ma i fondi stanziati dalle varie Finanziarie sono sempre stati inferiori a quanto necessario secondo il ministro Lunardi: un miliardo a fronte di una richiesta di 7,5 con la Finanziaria 2005, 2,2 miliardi rispetto ai richiesti 8 quest’anno."
"La copertura tramite indebitamento di Infrastrutture spa non è più possibile, daquando Eurostat, a maggio, ha imposto di considerare queste spese nel bilancio statale. Per completare la Torino-Milano-Napoli i soldi li troverà in qualche modo lo Stato, ma per le nuove tratte la soluzione è davvero difficile."

"Il consenso sul territorio.
Per superare il problema dei veti locali (una delle principali cause del boom dei costi dell’alta velocità Torino-Napoli da 7 a 24 miliardi di euro) il centrosinistra approvò nel 2000 una legge per la chiusura a maggioranza della conferenza di servizi, mentre dal 2002 vige la legge obiettivo, che rende solo consultiva l’assemblea degli enti locali ma, di fatto (su “correzione” della Corte costituzionale) rende molto forte la Regione nei confronti del Governo."

"La tutela ambientale e paesaggistica.
La legge obiettivo ha cancellato il potere di veto della Commissione Via per le grandi opere nazionali, ma la Commissione speciale Via non ha potuto non bocciare, nel parere del maggio scorso, il progetto dell’alta capacità Ronchi-Trieste, 24 km su 32 previsti in galleria nel delicato territorio del Carso, e ora sembra probabi le che il progetto sarà radicalmente rifatto."

"I rapporti internazionali.
La Torino- Lione, ad esempio, è strategica per l’Italia ma un po’ meno per la Francia, e nonostante nel maggio scorso ci siamo accollati il 63% del costo della parte comune, molti temono che il sì della Francia sia solo “virtuale”."







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