Treni soppressi e biglietterie chiuse Milano-hinterland, viaggio d’altri tempi
Data: Monday, 03 October @ 12:09:53 CEST
Argomento: I nostri commenti


Due ore per fare venti chilometri di Daniela Ferro

Milano, una sera qualunque di un giorno qualunque di una settimana qualunque. Il semplice spostamento dal capoluogo lombardo verso l’hinterland - meno di 25 chilometri - rischia di trasformarsi in una grottesca epopea.
Premesso che per quanti abitano nel popolatissimo Altomilanese le Ferrovie dello Stato restano - costosi taxi a parte - l’unica soluzione ragionevole per raggiungere la propria casa da Milano, dal momento che sia le Ferrovie Nord che i pullman della Stie dopo le 20.30 denunciano nei propri orari inquietanti black-out, c’è da chiedersi se sia lecito sottoporsi a un’estenuante tour de force di due ore per percorrere una distanza di poche decine di chilometri.
Venerdì 23 settembre sono tornata da Parigi con un treno ad alta velocità della società francese SNCF, il famoso TGV. Partenza dalla Gare de Lyon della capitale transalpina alle 14.24, arrivo alla Stazione Centrale di Milano alle 21.45 circa. Non avrei mai pensato che avrei riaperto la porta di casa mia, a Castellanza (Varese), più di due ore dopo. Sembrerebbe la cosa più normale di questo mondo sfruttare una banalissima coincidenza ferroviaria. Ebbene, non lo è.
Prima di partire per la Francia, attraverso il sito www.trenitalia.com, mi sono informata sui treni che mi avrebbero permesso di raggiungere un comune vicino al mio, giacché ho scoperto che né con le Ferrovie Nord né coi pullman Stie avrei potuto farlo, se non fino alla mattina successiva nel primo caso (l’ultimo treno diretto per Castellanza parte da Milano Cadorna alle 19.46!) o ben oltre la mezzanotte nel secondo.
L’arrivo del mio TGV in Centrale era previsto per le 21.20. Ho cercato allora quali treni partissero da Milano dopo quell’ora e che fermassero a Legnano, dove un conoscente avrebbe potuto venire a prendermi in auto per accompagnarmi a casa, nella vicina Castellanza. E ho appreso che dalla stazione di Porta Venezia del nuovo passante ferroviario circa ogni 30 minuti era prevista la partenza di un treno che faceva proprio al caso mio: 21.59, 22.09 o 22.29. Pensavo di avere l’imbarazzo della scelta. Ma era solo una pia illusione. A mie spese mi sono resa conto di quale fosse l’amara realtà.
Per raggiungere Porta Venezia dalla Stazione Centrale attraverso la linea 2 e poi la linea 1 del metrò (con stazione di cambio a Loreto, per un totale di quatto fermate in pieno centro città) ho impiegato 20 minuti. Arrivando da Parigi, dove non esiste luogo che sia distante più di 500 metri da una fermata di metrò e dove i convogli, su ogni linea, a qualsiasi ora del servizio, si susseguono con incalzante rapidità (tanto da permettere di percorrere lunghe distanze in poco tempo), sono rimasta impressionata dai tempi di attesa dei treni in orario non di punta: come se i milanesi ricorressero al metrò solo per recarsi a scuola o in ufficio. Venti minuti per un percorso di quattro fermate in tutto!
Ma il peggio doveva ancora arrivare. Giunta infine alla stazione di Porta Venezia, in tempo credevo per il treno delle 22.09, ho cercato qualcuno o qualcosa che mi consentisse di fare il biglietto. Le biglietterie naturalmente erano chiuse. E l’unico distributore automatico era “momentaneamente fuori servizio”. Bene. Inutile rigirare masochisticamente il coltello nella piaga ricordando che nelle stazioni di metrò e RER (l’equivalente del nostro passante ferroviario) a Parigi le biglietterie servite da persone in carne e ossa sono regolarmente aperte finché i treni viaggiano, quindi anche di notte, e le macchinette self-service sono molteplici e perfettamente funzionanti sia per chi paga in contanti che per chi si avvale della carta di credito.
Ma proprio quando la mia mente era attraversata da questo pensiero, una fugace occhiata rivolta al monitor mi ha resa edotta dell’ennesima sorpresa della serata: il treno delle 22.09 era soppresso, come la metà di quelli in partenza e diretti verso altre destinazioni. Qualche minuto più tardi una voce informava che nel mio caso, ossia per quanto concerneva il treno per Varese, il motivo consisteva in un guasto al mezzo. Non so invece perché fossero stati soppressi gli altri treni previsti dal tabellone. Rassegnata, ho atteso il treno delle 22.29, con destinazione Gallarate, incrociando le dita e contemplando i treni che passavano sulla banchina, tutti in regolare ritardo, anche di 14 o 16 minuti, nonostante una tratta brevissima. Non potevo neppure fare il biglietto in stazione. Unica consolazione: un distributore di bibite e snack.
Quando il mio treno è arrivato ho tirato un sospiro di sollievo. Ma per fortuna che il mio compagno di viaggio era esperto della linea, perché appena usciti da Milano riconoscere l’identità delle stazioni in cui il treno fermava si è rivelato un’impresa: erano avvolte dal buio più assoluto, senza alcun cartello visibile.
Quando sono arrivata a Legnano - altro “presidio” abbandonato a se stesso, senza alcun servizio né sorveglianza - dal momento in cui mi ero messa in marcia, dalla Stazione Centrale di Milano, erano passate più di due ore: lo stesso tempo che il TGV impiega da Parigi a Lione...
Avevo pensato anche a un’altra soluzione, data la penuria dei trasporti pubblici: noleggiare in Centrale un’automobile con cui raggiungere casa mia e da restituire il giorno dopo. Impossibile: gli uffici di autonoleggio della Stazione Centrale chiudono i battenti alle 18.30. Mi immagino un turista che arriva a Milano e spera di noleggiare un’automobile...
Possibile che raggiungere o lasciare Milano dall’hinterland dopo una certa ora - ma non le 4 del mattino, bensì le nove-dieci di sera - per quanti abitano nelle immediate vicinanze di una città che vuole essere una metropoli europea sia così difficile? Penso al popolo che la sera frequenta i locali, le discoteche, i cinema, i teatri, le sfilate, lo stadio della città lombarda... E mi dico: per fortuna che esiste l’automobile.

2 ottobre 2005







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