Il Giornale del Piemonte 2.12.05 Tutti gli articoli
Data: Friday, 02 December @ 21:26:37 CET
Argomento: dai media


Appello a Ciampi: ultima carta dei No Tav
I sindaci della Valle vogliono proporre al Presidente il potenziamento della linea esistente
Continuano i presidi del Popolo No Tav al cantiere di Venaus dove dovrà essere realizzato il cunicolo esplorativo della Torino - Lione. Per tutta la giornata di ieri si sono susseguite trattative tra manifestanti e forze dell’ordine, ma alla fine nulla di fatto. CmC, la società incaricata da Ltf di eseguire i lavori, è ferma ai blocchi di partenza: ieri non sono riusciti a prendere possesso dei lotti.



Tutto fermo a mercoledì sera con l’occupazione di 6 lotti su 84. I manifestanti non cedono di un passo. Si sono organizzati in turni per montare la guardia giorno e notte, c’è chi si preoccupa di tenere vivi i fuochi per scaldarsi e chi portare da mangiare e da bere. Resta il malcontento per le parole pronunciate ieri dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente della Comunità montana alta Valle Susa, su richiesta dei sindaci, ha spedito un telegramma al capo dello stato per chiedere un incontro al Quirinale a cui partecipino tutti i 40 sindaci della Val di Susa perché possano spiegare le ragioni della protesta e una soluzione alternativa alla Torino Lione. Continua anche la bagarre politica. Alleanza nazionale ha richiesto la convocazione di un consiglio regionale straordinario per discutere della Torino Lione

Ciampi, ultima speranza dei No Tav

I sindaci chiedono un incontro per ripresentare il vecchio progetto di potenziamento della linea esistente
Le parole del presidente Carlo Azeglio Ciampi hanno suscitato malcontento in Val di Susa. I manifestanti non si aspettavano che il capo dello Stato li invitasse ad abbandonare i presidi, sostenendo l’importanza della realizzazione della Torino - Lione. Hanno meditato tutta la notte sulle parole del presidente, ci hanno pensato mentre, infreddoliti, vegliavano i terreni che Ltf deve espropriare per avviare la realizzazione del cunicolo esplorativo. E ieri mattina hanno deciso di passare all’azione. È stato il presidente della Comunità montana alta Valle di Susa, Antonio Ferrentino, che già ieri aveva risposto al Capo dello Stato, a decidere che fosse ora di prendere carta e penna e spedire un messaggio per nome e per conto dei sindaci della Valle di Susa. Ferrentino ha mandato un telegramma nel quale si chiede a Ciampi di incontrare i quaranta sindaci che da mesi sono in prima linea nella lotta contro la Tav. «Ho scritto a nome dei sindaci - ha sottolineato il presidente della comunità montana alta valle di Susa - che ogni giorno devono assistere a prese di posizione ideologiche. Noi chiediamo di essere ricevuti al Quirinale dal capo dello Stato anche perché dopo le parole pronunciate nei giorni scorsi dal presidente, stiamo assistendo a strumentalizzazioni da parte di esponenti politici, anche istituzionali». L’incontro vorrebbe essere anche l’occasione di spiegare a Ciampi il perché della protesta e le proposte alternative alla Tav.
«Noi siamo d’accordo - ha ribadito Ferrentino - su quanto detto dal presidente, sulla necessità di non isolare l’Italia dal resto d’Europa, quindi sul bisogno di mantenere capacità relazionali con gli altri Paesi, così come condividiamo l’esigenza di potenziare il trasporto ferroviario, tuttavia abbiamo predisposto un progetto alternativio che con poca spesa e in breve tempo ci consentirebbe di ottenere questi risultati. Si tratta di potenziare la linea storica esistente con una spesa di un miliardo di euro e lavori per 12-24 mesi».
Un appello a Ciampi è arrivato anche dai Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista e Verdi. «Caro presidente ascolti la voce di chi difende la Costituzione come fa lei». L’invito è quello di raggiungere la Valsusa per ascoltare dal vivo le ragioni del popolo No Tav. «Ci rivolgiamo a Lei quale massima Autorità di Garanzia del rispetto della Costituzione Italiana» scrivono a Ciampi i consiglieri Luca Robotti, Alberto Deambrogio ed Enrico Moriconi, preoccupati del clima di forte contrapposizione creatosi in Valle di Susa fra la popolazione guidata dai sindaci e lo Stato. Clima in cui, secondo i consiglieri, sarebbero avvenuti gravi episodi di limitazione delle libertà individuali che hanno coinvolto anche i membri della Commissione Europea Petizioni in visita in Valle. «I valsusini - spiegano - sono in grado di presentare proposte alternative al progetto contestato per la realizzazione della linea Torino-Lione e chiedono solo un tavolo per poterle esporre». La Valle di Susa, rimarcano, «accetta di essere il collegamento con l’Europa e non ha vocazioni isolazioniste, ma pretende di essere ascoltata senza imposizioni progettuali. Le proponiamo pertanto Presidente - concludono - di ascoltare i valsusini e i loro rappresentanti istituzionali, e Le offriamo la massima collaborazione per organizzare e creare le condizioni di un incontro, sicuramente utile e proficuo».


Secondo i manifestanti le parole del Capo dello Stato sono state «strumentalizzate». Un appello al Quirinale arriva anche da Comunisti, Rifondazione e Verdi





Edizione del 02-12-05 pagina 03


Udc in soccorso del progetto
Scanderebech: «Pronti a sostenere l’Alta velocità per il bene del Paese»

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Franco Garnero


La tentazione di dare vita a un grande centro che permetta di superare le difficoltà in cui si dibatte il presidente della Regione, Mercedes Bresso, sul fronte della Tav e su altre delicate questioni su cui la maggioranza con cui è stata eletta la scorsa primavera non è in grado di agire compatta e di assicurare la governabilità, sta diventando sempre più di attualità. Il primo vagito, a livello piemontese, di questa ipotesi si è sentito martedì mattina alla conferenza dei capigruppo, quando Andrea Buquicchio (Idv) ha chiesto apertamente il sostegno della minoranza per poter proseguire con i lavori del consiglio regionale in calendario per quel giorno. Alla fine non se ne è fatto nulla «perché non c’erano le condizioni», come si è detto in quell’occasione e l’assemblea di Palazzo Lascaris si è trovata costretta a togliere la seduta ben prima di pranzo perché gli estremisti del centrosinistra avevano abbandonato l’aula per protesta.
La giornata di mercoledì è stata segnata dalla grande manifestazione di chi si oppone alla Tav e ieri, il capogruppo in Regione dell’Udc, Deodato Scanderebech, alfiere del partito moderato per eccellenza, della formazione più di confine tra le due coalizioni, ha sciolto gli ormeggi e offerto direttamente il proprio appoggio su questo tema.
«L’approssimarsi della campagna elettorale, che si svolgerà con il sistema proporzionale, ha inasprito le posizioni sulla Tav per puri calcoli di visibilità, rischiando, per miopia politica, di creare un grosso danno al nostro Paese», è l’inizio della sua riflessione. E aggiunge che «la paralisi istituzionale e l’ingovernabilità che stanno bloccando il regolare iter dei lavori non coinvolge solo la giunta Bresso, ma anche la Provincia e il Comune, rendendo ormai pubblici i problemi di governabilità che sta affrontando la maggioranza, seppur schiacciante».
Secondo Scanderebech «l’estremismo strumentale deve essere isolato, utilizzando anche la moderna tecnologia che è in grado di rassicurare e spazzare via in modo scientifico ogni preoccupazione, pur legittima, della popolazione della Val di Susa». Anche l’esponente della Casa delle libertà, un po’ come tutti in questi giorni, tira poi in ballo direttamente il presidente della Repubblica. «Come affermato da Carlo Azeglio Ciampi - osserva - non si può arrestare il progresso e l’ambiente deve essere tutelato: entrambi gli aspetti sono perseguibili nella correttezza e nella trasparenza ma, quando c’è in gioco l’interesse collettivo della nazione, non ci sono ragioni di schieramento da accampare, e le forze politiche consapevoli, devono unirsi, in una larga coalizione, isolando dannosi estremismi e speculazioni di interesse, e affrontando in modo compatto e programmatico i temi della concorrenza e della crescita».
Quella della nuova linea Torino-Lione è, per Scanderebech, un classico esempio di questo superiore bene comune. «L’alta velocità - evidenzia - non è né di destra né di sinistra, ma di tutto il popolo italiano, e l’invito è a tutti i suoi rappresentanti a fare fronte comune nell’interesse della collettività al di là di miopi interessi di parte dalle gambe corte». Poi l’offerta palese e ufficiale. «Il nostro gruppo consiliare - ha dichiarato - è pronto a dare il sostegno alla giunta Bresso al fine di migliorare le condizioni di governabilità e di dare risposte al disagio sociale che oggi colpisce i cittadini della Valle di Susa e domani, con tutta certezza, colpirà i cittadini piemontesi».





Edizione del 02-12-05 pagina 03


seconda notte di veglia
I contestatori presidiano
Solo sei i lotti occupati
A Venaus è trascorsa anche la seconda notte di veglia. Il popolo No Tav non ha abbandonato per un solo istante i presidi ai terreni che devono essere occupati da Ltf e sui quali deve essere scavato il cunicolo esplorativo per la realizzazione Torino - Lione. La tensione è alle stelle, una guerra di nervi che mette a dura prova tutti e che per ora non è ancora degenerata grazie al sangue freddo delle forze dell’ordine e all’ars diplomatica dei sindaci della Valle di Susa che sono riusciti a tenere testa anche alle frange più facinorose del movimento. Cantiere bloccato sì, ma al momento nessuno si rassegna. Ltf continua a rimanere sul terreno messo a disposizione da Sitaf, i tecnici sono pronti con le recinzioni e le ruspe, ma ieri non sono riusciti a occupare neppure un lotto: si è fermi a quota 6 lotti su 84. Ma sono ben distanti dal tornare a casa, sanno che solo la continuità delle operazioni mette al riparo la società italo - francese dall’obbligo di dover rifare le procedure di esproprio. Intorno alle sette del mattino La Cmc, società incaricata da Ltf di eseguire i lavori, ha accesso i motori di una ruspa, ma poco dopo le forze dell’ordine hanno dato loro l’ordine di sospendere i lavori. I sindaci della Val di Susa e i manifestanti si sono organizzati in turni per montare la guardia al cantiere. I No Tav hanno spostate le barricate, una è stata arretrata fino ad arrivare di fronte al presidio e in bella vista è stato appeso un cartello con la scritta «Benvenuti a Veanusschiwtz», un’altra è stata portata più a valle di 500 metri. Non solo, alcuni contestatori sono giunti con una ruspa e hanno scaricato un mucchio di letame di fronte all’aria del futuro cantiere. I blocchi, sia della polizia che dei manifestanti, hanno provocato disagi alla viabilità. Anche il presidente della comunità montana Alta Valle di Susa, Antonio Ferrentino, ha raggiunto a fatica il presidio perché bloccato dalla polizia. Il braccio di ferro va avanti. Il popolo «No Tav» ha indetto per il 17 dicembre una manifestazione a Torino. Mentre oggi una delegazione di manifestanti raggiungerà Roma con uno striscione per aderire al corteo dei metalmeccanici. Mentre i legali No Tav sono al lavoro per ottenere una diffida contro Ltf che vieti l’occupazione dei terreni.


Scaricato un camion di letame di fronte al cantiere. Disagi per la viabilità in tutta la Valle





Edizione del 02-12-05 pagina 03


il capogruppo casoni
An parte all’attacco della Bresso
e reclama un Consiglio straordinario
Alleanza nazionale ha richiesto ieri un consiglio regionale straordinario. All’iniziativa hanno aderito tutte le forze di minoranza. Il capogruppo William Casoni, sottolinea che il suo partito chiede «risposte chiare e definitive» e minaccia «l’avvio della Tav pena la presentazione di una mozione di sfiducia». L’esponente del partito di Fini aggiunge che «la maggioranza ora non potrà più scappare né giocare allo scaricabarile» «Vogliamo discutere in merito alla realizzazione della tratta ad alta capacità Torino-Lione e verificare se, su un punto programmatico fondante del programma di governo, esiste ancora una maggioranza consiliare» sottolinea Casoni. Il rappresentante dell’opposizione rileva che «dopo il ping-pong tra dichiarazioni e smentite a livello regionale, nazionale ed europeo vogliamo definitivamente sapere se la Bresso vuole o no realizzare la Torino-Lione e se i consiglieri di Rifondazione Comunista, dei Comunisti italiani e dei Verdi, sostengono ancora il suo programma di governo dove ci si esprime a favore della realizzazione».








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