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TERMOVALORIZZATORI: DI PIETRO SMEMORATO

O' ministro bifidus ha scritto
"…ma allora è un abitudine!!!

ricordo male o anche su qualcos’altro il buon DP (o’ ministro - o’ scmemurat’) ha cambiato versione con l’andar del tempo?!!
II ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, cambia spesso posizione.
A denunciarlo è il consigliere dei Verdi in Regione Lombardia, Marcello Saponaro, che a proposito dell'ultima presa di posizione del leader dell'Italia dei Valori....


che ha accusato il ministro Pecoraro Scanio di non aver voluto i termovalorizzatori, ricorda come «nel non troppo lontano 2006 lo stesso Di Pietro scriveva sul suo blog: “L'Italia dei Valori si opporrà alla costruzione di nuovi inceneritori, anche con la richiesta dell'abolizione dei finanziamenti fino ad oggi disposti, e proporrà interventi legislativi a favore di una riduzione dei rifiuti all'origine e di sostegno alle aziende impegnate nel settore del riutilizzo dei rifiuti».
Lunedì, sottolinea Saponaro, lo stesso Di Pietro «si chiedeva se oltre alla camorra non vi fosse anche qualche responsabilità di chi si è sempre opposto alla realizzazione dei termovalorizzatori. Si tratta di un cambio di posizione molto interessante -afferma Saponaro- considerando soprattutto il gran da fare che Di Pietro si sta dando in questi giorni in termini di presenze televisive.
La verità -conclude- è che l'emergenza in Campania non si risolve con la demagogia ma con l'assunzione collettiva di responsabilità.
(da il Manifesto del 9 gennaio 2008 – C.L.)

PM: per l’accusa di Di Pietro ai danni di Pecoraro -che è contrario ai termovalorizzatori- io segno 1 PUNTO a favore di Pecoraro (che, tra l’altro, ha parlato di genio militare per spostare i rifiuti non di fdo per “ordine” pubblico… fapc!!)



Nota: Chiamiamoli con il loro nome:  CANCROvalorizzatori"

Postato il Wednesday, 09 January @ 22:41:41 CET di
 
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Re: TERMOVALORIZZATORI: DI PIETRO SMEMORATO (Voto: 1)
di SI-NO-TAV il Thursday, 10 January @ 09:56:14 CET
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Il Pecoraro Espiatorio

Si è aperta la caccia al Pecoraro Scanio. E’ lui il colpevole. Non Bassolino, non la Jervolino, non i presidenti del Consiglio degli ultimi quindici anni, non la Camorra, non le imprese del Nord che hanno smaltito i rifiuti tossici in Campania per risparmiare, non chi ha preso i miliardi di euro dalla Comunità Europea per opere mai realizzate, non le municipalizzate politicizzate, non i partiti, non la giunta regionale, non le giunte provinciali, non i sindaci contigui alla criminalità organizzata, non chi non ha permesso la raccolta differenziata, non i magistrati che non hanno indagato, non i giornalisti che non hanno denunciato, non i parlamentari campani che stanno a Roma, non le ASL, non chi deve controllare i prodotti alimentari, non chi deve controllare l’inquinamento dell’aria.
Nessuna, nessuna stramaledetta istituzione è responsabile di una Regione rovinata, con scorie radioattive sotto i campi di pomodori e un incremento di malati di tumori spaventoso.
La colpa è dei Verdi, di chi vuole acqua pulita, aria pulita, carne, uova e mozzarella senza diossina. La colpa è di chi vuole un parco, un albero, una spiaggia senza liquami, depuratori funzionanti.
La colpa è di chi vuole la raccolta differenziata, rifiuti zero.La colpa è di chi pensa che i campani siano una popolazione civile come le altre che può ottenere gli stessi risultati per l’ambiente dei danesi o dei californiani.
La colpa è di chi dice la verità sugli inceneritori e sul Cip6, la tassa sulla nostra bolletta dell’Enel, che ha sottratto miliardi di euro alle energie rinnovabili per regalarli ai petrolieri.
Uno dei più grandi fallimenti politici della Repubblica Italiana è stato trasformato in un problema di ordine pubblico. Bassolino regna con De Gennaro alla sua destra.
I colpevoli sono il Pecoraro Espiatorio e tutti gli abitanti di Pianura ai quali era stato promesso che la discarica non sarebbe più stata riaperta.

http://www.beppegrillo.



ECOBALLE E CANCROVALORIZZATORI (Voto: 1)
di SI-NO-TAV il Thursday, 10 January @ 10:36:33 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
giovedì 10 gennaio 2008
ECOBALLE E CANCROVALORIZZATORI
Marco Cedolin

Il 2008 è iniziato come peggio non sarebbe stato possibile, non solo per i cittadini di Napoli fatti oggetto di ogni sorta di angheria, ma anche per tutti gli altri italiani trattati come decerebrati da politici e disinformatori di professione che in queste ultime settimane stanno offrendo il meglio del proprio repertorio costituito da decisioni prive di ogni logica e cattiva informazione dispensata a piene mani senza alcun ritegno.
Curiosamente i cittadini che vivono nel napoletano sono assurti all’onore delle cronache di stampa e TV solamente quando, ormai esasperati oltre ogni limite, hanno deciso di scendere in strada per impedire la riapertura dell’ennesima discarica fra le tante che da decenni li stanno costringendo a frequentare in massa gli ormai strapieni reparti di oncologia degli ospedali della propria città.
L’informazione “che conta” ha deciso di farli emergere dallo stato ectoplasmatico nel quale erano da sempre relegati, solamente per stigmatizzarli come facinorosi, violenti, piromani, contestatori, teppisti, nemici dello Stato ed amici della camorra, per il solo fatto di avere osato opporsi ad una decisione imposta dal governo e da una sequela di autorità in gran parte commissariate o in fase di commissariamento. Quella stessa informazione “che conta” dormiva sonni tranquilli fatti di fogli intonsi e completa inanità quando nel 2004 autorevoli riviste internazionali quali Lancet Oncology e Newsweek si occupavano dei cittadini che vivono nel napoletano pubblicando ottime inchieste nelle quali si metteva in evidenza come il gran numero di discariche legali ed illegali fosse la causa principale della vera e propria epidemia di affezioni a carattere tumorale che ammorba pesantemente quella zona della Campania ormai tristemente nota come “triangolo della morte”.

La disastrosa situazione rifiuti di Napoli della quale la classe politica è prima responsabile insieme ad imprenditori senza scrupoli, viene presentata all’opinione pubblica come una conseguenza “dell’egoismo” dei cittadini partenopei e delle mire di una fantomatica camorra tanto impalpabile quanto utile per scusare ogni genere di nefandezza. E’ stata la politica (e non la camorra, a meno che la politica in essa si riconosca) a decidere come gestire la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel napoletano durante gli ultimi anni. Così come è stata la politica a consegnare tale gestione e smaltimento nelle mani delle fallimentari Fibe s.p.a. e Fibe Campania s.p.a. Così come sono state Fibe s.p.a e Fibe Campania s.p.a. società del gruppo Impregilo (e non la camorra, a meno che Impregilo in essa si riconosca) a condurre tale gestione e smaltimento in maniera disastrosa creando i presupposti per la situazione grottesca che è stata esacerbata ad arte nelle ultime settimane.
I cittadini di Pianura, come tutti gli altri che in questi giorni stanno scendendo in strada per difendere la propria salute ed il proprio futuro, hanno dovuto subire tanto la tracotanza della camorra che li avvelenava giorno per giorno con le discariche illegali, quanto quella della politica e delle imprese beneficiarie degli appalti che facevano altrettanto con le discariche spesso a torto considerate “legali”. Oggi come se non bastasse questi stessi cittadini, secondo un vecchio copione che per molti versi ricorda il calvario dei NO TAV in Val di Susa nell’inverno 2005, sono additati dall’informazione come violenti e facinorosi e bastonati da quella polizia alla quale manca perfino la benzina qualora si tratti d’inseguire i delinquenti ma non difettano uomini e mezzi quando l’obiettivo è la testa degli onesti cittadini.

Qualunque governo in possesso di una sia pur minima dignità avrebbe reagito a questa situazione imponendo in primo luogo le dimissioni di coloro che ne erano maggiormente responsabili, ad iniziare da quel Bassolino il cui “smaltimento” sembra essere assai più problematico di quello dei rifiuti. La logica avrebbe poi voluto

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effetti del via libera a scanetarsi ad un pennivendolo del (Voto: 1)
di bifidus il Thursday, 10 January @ 17:10:09 CET
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...certo ad inserirlo qui, in coda a quelli precedenti, l’articolo pubblicato su La Stampa di ieri a firma dell’”uomo d’onore” Iacoboni acquista un valore tutto particolare. Trovano un senso l’attacco gratuito e feroce, il sarcasmo di bassa lega, le mezze verità che confondono ed insinuano.
Una giusta vendetta nei confronti di chi ha osato opporsi ad un’azienda di “famiglia”, quell’Impregilo che orbita nella stessa galassia dell’autorevole quotidiano correttamente soprannominato “LA BUSIARDA”…





TRA GIRAVOLTE E ULTIMATUM IL TRAMONTO DI ALFONSO
(La Stampa del 9 gennaio 2007 – di Jacopo Iacoboni)


E come no, sarebbe meglio «abolirla, la spazzatura», come suggerì nel '94 Alfonso Pecoraio Scanio tessendo l'elogio della raccolta differenziata, «gli inceneritori sono roba vecchia, preistoria». Come sarebbe meglio veder puniti i criminali, premiati i migliori, licenziati i fannulloni, andare a letto con Eva Green piuttosto che con una racchia.. «Se c'è una cosa su cui ho sbagliato -rivendica oggi il ministro- è che fui Cassandra inascoltata quando mi opposi all'appalto all'Impregilo per l'inceneritore di Acerra, che si è rivelata una delle più grandi truffe della repubblica». Per il resto, sostiene, «non è vero che l'ho bloccato io, è stato fermato dalla magistratura; semmai io ho firmato il via libera per l'altro impianto, a Santa Maria La Fossa; la discarica di Serre sì, la bocciai, ma solo perché era vicina a un'oasi del Wwf». Eppure sono almeno quattordici anni che in Campania si parla di termovalorizatori, sono otto anni che Acerra è stato appaltato, e si sono spesi due miliardi di euro coi quali di termovalorizzatori se ne sarebbero costruiti 15: anni in cui Alfò ha battagliato sempre contro. All'epoca disse: «Dovranno passare sul mio cadavere». Messa così, nessuno se l'è sentita.


Certo, solo un terzo dei rifiuti sono smaltibili negli inceneritori, il resto deve finire nelle discariche; e in tanti hanno sfilato contro quegli impianti, An e Rifondazione, vescovi di destra accanto ad Alex
Zanotelli, Beppe Grillo e persino Tonino Di Pietro, che un anno fa sul suo blog scriveva- «stop agli inceneritori!» e oggi accusa il ministro dell'Ambiente «perché ha sempre detto no agli inceneritori»: meraviglie di coerenza all'italiana. Ma un termovalorizzatore, almeno un pò avrebbe aiutato la Napoli di queste ore, no? «Forse», ammette Pecoraro Scanio, che però ha sempre brillato come capofila del partito del no, il ponte sullo stretto, il tunnel della Tav, il nucleare a suo tempo, i raddoppi autostradali sull'Appennino, le antenne, la plastica, e appunto, in Campania, gli inceneritori.


Lui che da ministro (dell'agricoltura) fu malevolmente preso in giro perché un giorno vide un toro in un allevamento ed esclamò «ah che bella vacca!», era anche stato il ministro fantasioso capace di adottare pecore sarde, dichiarare la pizza «patrimonio dell'umanità», lanciare campagne contro l'albero di Natale, nominare Gigi D'Alessio patrono del pesce azzurro, proporre a Berlusconi di farsi testimoniai della floricoltura: eppure su rifiuti e inceneritori non esibiva analoga ispirazione flessibile. Anzi. A ogni stormir di fronda, comitato civico, verde o magari soltanto nimby, «ovunque ma non nel mio giardino», Alfó c'era. Presente. Dal «li comprendo» rivolto agli afragolesi che bloccarono l'A1 al viaggio ad Acerra, nel 2004, a manifestare con la gente, «non passeremo sopra la vostra testa».


Salvo poi dire, ora: «Gli atti che ho disposto sono sempre stati pragmatici». Le parole, non sempre. Il governo ieri ha rilanciato quella legge 87 del 2007 che individua quattro siti per smaltire a' munnezza, Serre, Savignano Irpino, Terzigno, Sant'Arcangelo Trimonte. Ma sono siti nuovi? Figurarsi, esistono da anni e da anni sono teatro di tristissimi stoccaggi d'emergenza, lugubri cortei locali, manifestazioni in buona fede di cui magari la camorra, sotto sotto, gioisce.

«La mia politica è sempre stata quando c'è un

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Re: TERMOVALORIZZATORI: DI PIETRO SMEMORATO (Voto: 1)
di Webmaster il Thursday, 10 January @ 21:26:11 CET
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questa mattina a radio parlamento dicevano che l'ITALIA DEI VALORI ha presentato in senato (toh in senato dove sanno bene che la maggioranza è ad assetto variabile...) una mozione di sfiducia nei confronti del ministro Pecoraro Scanio.
Magari (sessè, maaaagaaaari) non c'entra niente il fatto che Pecoraro è rimasto uno dei pochi ad osteggiare O' (nuovo) Minisssstro sul fronte TORINO-LIONE ma mi va di riportare questo post di Grillo:

Il Pecoraro Espiatorio

Si è aperta la caccia al Pecoraro Scanio. E’ lui il colpevole. Non Bassolino, non la Jervolino, non i presidenti del Consiglio degli ultimi quindici anni, non la Camorra, non le imprese del Nord che hanno smaltito i rifiuti tossici in Campania per risparmiare, non chi ha preso i miliardi di euro dalla Comunità Europea per opere mai realizzate, non le municipalizzate politicizzate, non i partiti, non la giunta regionale, non le giunte provinciali, non i sindaci contigui alla criminalità organizzata, non chi non ha permesso la raccolta differenziata, non i magistrati che non hanno indagato, non i giornalisti che non hanno denunciato, non i parlamentari campani che stanno a Roma, non le ASL, non chi deve controllare i prodotti alimentari, non chi deve controllare l’inquinamento dell’aria.

Nessuna, nessuna stramaledetta istituzione è responsabile di una Regione rovinata, con scorie radioattive sotto i campi di pomodori e un incremento di malati di tumori spaventoso.

La colpa è dei Verdi, di chi vuole acqua pulita, aria pulita, carne, uova e mozzarella senza diossina. La colpa è di chi vuole un parco, un albero, una spiaggia senza liquami, depuratori funzionanti.

La colpa è di chi vuole la raccolta differenziata, rifiuti zero.La colpa è di chi pensa che i campani siano una popolazione civile come le altre che può ottenere gli stessi risultati per l’ambiente dei danesi o dei californiani.

La colpa è di chi dice la verità sugli inceneritori e sul Cip6, la tassa sulla nostra bolletta dell’Enel, che ha sottratto miliardi di euro alle energie rinnovabili per regalarli ai petrolieri.

Uno dei più grandi fallimenti politici della Repubblica Italiana è stato trasformato in un problema di ordine pubblico. Bassolino regna con De Gennaro alla sua destra.

I colpevoli sono il Pecoraro Espiatorio e tutti gli abitanti di Pianura ai quali era stato promesso che la discarica non sarebbe più stata riaperta.



«Processate la Impregilo per disastro ambientale. Così si può vincere» (Voto: 1)
di bifidus il Friday, 11 January @ 08:08:51 CET
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da il Manifesto del 10/01/2008

Parla Raffaele Raimondi, presidente emerito della Cassazione e autore della denuncia
E' una procedura ben più importante di quella in corso. L' imputazione è così grave da superare rischi di prescrizione e termini di indulto
Francesca Pilla
Napoli

Raffaele Raimondi è presidente emerito della Corte di Cassazione. In qualità di magistrato ma soprattutto di napoletano e di presidente del Comitato giuridico per la difesa dell'ambiente ha presentato ricorso contro l'Impregilo, alla Corte europea e alla Procura del Tribunale di Napoli il 7 dicembre 2007. Qui l'esposto attualmente si trova nelle mani del procuratore Aldo De Chiara. Nel capoluogo l'Impregilo è già indagata per truffa, in un processo che vede alla sbarra 28 imputati, tra cui anche i fratelli Romiti e il governatore Bassolino e che partirà lunedì, salvo imprevisti. Ma Raimondi è andato oltre e chiede che si proceda per disastro ambientale.

Presidente Raimondi ci può spiegare i termini di questo ricorso?

Certo. Visto la deriva che ha preso l'affare rifiuti in Campania abbiamo chiesto, presentando accuse circostanziate, che l'Impregilo sia processata per disastro ambientale, secondo l'articolo 434 cp, perché ha attentato alla salute dei cittadini. Questo significa come è accaduto nei disastri di Marghera e Seveso che chiunque sia stato danneggiato da questa situazione, albergatori, agricoltori, imprenditori, cittadini, si può costituire parte civile e chiedere i dovuti risarcimenti. E' dunque una procedura ben più importante di quella attualmente in corso. Il reato di imputazione è infatti così grave da superare i rischi di prescrizione e i termini di indulto.

Dunque ha ragione Vincenzo Siniscalchi del Csm quando definisce debole l'impianto accusatorio dei pm napoletani?

Non so a cosa si riferisca Siniscalchi, ma è chiaro che i reati contestati sono minori del disastro ambientale colposo. I pm napoletani, ci tengo a precisarlo, avrebbero però potuto procedere con maggiore speditezza in questi ultimi anni se non avessero avuto un ministro come Castelli che di fatto non li ha messi in condizione di lavorare. Anzi per cinque anni ha remato contro la magistratura. E non voglio nemmeno parlare del suo successore, il ministro Mastella.

Ma su quali basi si fonda questa sua denuncia?

Oltre al disastro che mi pare sia sotto gli occhi di tutti c'è un punto fondamentale nelle accuse che riguardano l'Impregilo: quando ha vinto la gara non aveva i titoli nemmeno per parteciparvi. Aveva presentato un progetto antiquato che risaliva agli anni '60. Lo stesso inceneritore di Acerra attualmente in costruzione è uno dei più grandi d'Europa, in contrasto con la stessa normativa italiana che prevede un impatto limitato e il divieto assoluto di bruciare i materiali senza la raccolta differenziata. E' chiaro che per guadagnare e bruciare tutto nei forni di Acerra, l'impresa era assolutamente interessata a mettere in crisi l'intero ciclo e a non far partire la raccolta differenziata. In questo comportamento si ritrovano anche i reati di connivenza dei vari commissari che si sono succeduti. Non ha importanza se si siano chiamati Rastrelli, Losco o Bassolino, se siano stati di destra o di sinistra. Nelle loro funzioni rappresentavano lo Stato, erano fiduciari del governo, le loro inadempienze sono ancora più gravi, così come la loro posizione.

Secondo lei questo scempio si poteva evitare?

Certamente. Nel ricorso che abbiamo presentato alla Corte europea, motivo per cui ora stanno partendo le procedure d'infrazione, noi nel 2004 già parlavamo di disastro annunciato. C'erano degli evidenti difetti di programmazione nel ciclo destinati a creare la crisi attuale. In tutti questi anni non si è voluta realizzare la raccolta differenziata. Non è stata una causalità, ma una volontà precisa.

La camorra

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Ricetta Ue in 4 punti contro le discariche (Voto: 1)
di bifidus il Friday, 11 January @ 08:20:42 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
... si direbbe che in Italia la si voglia seguire, capovolgendo però l'ordine logico. Partendo dalle discariche per arrivare ai termovalorizzatori... il resto viene dopo

da il Manifesto del 10/01/08

Prevenzione, riuso, riciclaggio e incenerimento. E si apre la porta al commercio di immondizia
Alberto D'Argenzio
Bruxelles


«L'immondizia buona è quella che non esiste», afferma con un pizzico di utopia Nathalie Cliquot, responsabile rifiuti dell'Ebe, l'Ufficio europeo dell'ambiente, la federazione delle organizzazioni ambientaliste del Vecchio continente. Se l'obiettivo finale dovrebbe essere proprio quello di produrre meno rifiuti possibile e di riusare e riciclare quello che comunque scartiamo, la realtà in Europa è oggi assai diversa, fatta ancora in gran parte di discariche, soprattutto se si guarda al desolante panorama che offrono i paesi dell'est, la Grecia, l'Irlanda, la Finlandia, il Regno unito e a cui non fa eccezione l'Italia.

L'Olanda è invece il paese che meglio ha saputo affrontare il problema rifiuti: solo il 2% dell'immondizia finisce nelle discariche, il 64% viene riciclata e il 34% va in termovalorizzatori di ultimissima generazione. Dietro ai Paesi bassi si piazzano Svezia, Danimarca, Belgio, Austria e Germania. Dall'altro lato della classifica, quello dei cattivi, troviamo la Polonia che praticamente non conosce gli inceneritori. Come Varsavia fanno gran parte dei nuovi Stati membri.

L'Italia, da parte sua, brucia il 12% dell'immondizia negli inceneritori, il 36% viene riciclato e il resto, ossia più della metà, finisce nelle discariche.

Questi i dati di oggi. In un futuro abbastanza prossimo le cose dovrebbe cambiare, visto che i 27 dovrebbero lanciare per giugno le nuove linee guida nella gestione dei rifiuti. In autunno il Parlamento europeo ha definito in maniera chiara la gerarchia delle politiche da attuare e dei sistemi di smaltimento da realizzare: prevenzione, riuso, riciclaggio, inceneritori e, se non si può evitare, discariche.
In primis la prevenzione, quindi, per diminuire la produzione di immondizia limitando l'uso di imballaggi, promuovendo il compostaggio e l'uso di acqua del rubinetto e lottando contro la pubblicità cartacea e anche contro i giornali gratuiti. Non si tratta di rivoluzionare il nostro sistema di consumo, ma almeno di correggere un po' il tiro. L'associazione Acr+, una rete di città e regioni per il riciclaggio, considera che con una buona politica di prevenzione si potrebbero ridurre i rifiuti pro capite di 100 chili all'anno, passando da 527 a 427 kg.
Il Parlamento indica che bisogna favorire il riuso, soprattutto per i vestiti, i mobili e per i materiali di scarico nell'edilizia (ottimi risultati in Olanda) e nell'informatica.
Terzo punto il riciclaggio. Al momento solo cinque paesi, Olanda, Germania, Austria, Belgio e Lussemburgo, riciclano oltre il 50% dei rifiuti. La Danimarca si è impegnata a raggiungere l'obiettivo quest'anno, la Francia nel 2015 (è al 32%) mentre il Regno unito e la Repubblica ceca nel 2020 (sono al 30 ed all'85). L'Italia si è invece impegnata a raggiungere nel 2012 un livello di raccolta differenziata pari al 65% dei rifiuti, un percorso che dovrebbe portarla al 50% di riciclaggio (il Belpaese è il leader nel recupero degli oli usati).
Qualora tutti i paesi ritardatari raggiungessero almeno il 50% di rifiuti riciclati i benefici per l'ambiente, assicura l'Ebe, sarebbero enormi anche nel difficile e cruciale terreno della lotta al cambiamento climatico. Le stime presentate in un seminario al Parlamento europeo indicano in 300 milioni di tonnellate in meno di emissioni di CO2 il risultato di un'attenta ed efficace politica di recupero dei rifiuti.
Si tratta di numeri che fanno impallidire i termovalorizzatori, il quarto punto nella strategia europea e anche il totem invocato a Napoli e dintorni per risolvere la crisi

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