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Comitato di solidarietà "DIAMO UN FUTURO DI SPERANZA AI NOSTRI RAGAZZI NICOLAS, LORENZO, STEFANO", costituito per i tre ragazzi di Novalesa che sono stati gravemente feriti dallo scoppio di un residuato bellico mentre lavoravano in un campo:
chi vuole contribuire con un versamento può utilizzare il conto intestato a Pezzoni Gilberto
bonifico bancario IBAN: IT79 Z076 0101 0000 0009 3438 463
oppure ccp 93438463
(chi effettua un postagiro indichi il conto n. 000093438463)
Autofinanziamento delle spese legali del movimento.
I nostri legali lavorano tutti in modo gratuito ma ciò nonostante i costi legali sono alti.

conto corrente postale:001004906838
IBAN IT22 L076 0101 0000 0100 4906 838
Intestato a PIETRO DAVY CEBRARI MARIA CHIARA.
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MILLE TRENI PER I PENDOLARI: CHI LI HA VISTI?

I nostri commenti bifidus ha scritto
"

La Regione Piemonte la settimana scorsa ha approvato il progetto SITAF per la realizzazione di una seconda canna autostradale di fianco a quella già esistente del Frejus. Il diametro previsto è di 8 metri. Viene spacciata come una canna di sicurezza ma non esiste proprio che una canna di sicurezza abbia lo stesso diametro di quella di esercizio. L'unica ragione per farlo è nascondere la volontà di raddoppiare la capacità autrostradale proprio nella zona in cui vorrebbero costruire la nuova linea TAV Torino Lione (che secondo i fautori dovrebbe servire essenzialmente a trasferire il traffico dalla gomma al ferro). Se la gente si accorgesse che quegli stessi che premono per costruire il TAV per "togliere i TIR dalle strade" nel frattempo vogliono anche potenziare le autostrade ci sarebbe il rischio che una parte dei cittadini si sentisse (GIUSTAMENTE!) presa per i fondelli
Firma la petizione on-line per introdurre in Finanziaria i fondi per il trasporto locale su ferro. Legambiente denuncia la cancellazione di 1.000 treni per i pendolari previsti dalla Finanziaria.


A:
Romano Prodi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Enrico Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
Alessandro Bianchi, Ministro dei Trasporti
Alfonso Pecoraro Scanio, Ministro dell'Ambiente
 
Il rilancio del trasporto ferroviario pendolare è fondamentale per cercare di rispondere adeguatamente ai problemi di congestione e inquinamento delle città italiane. Treni nuovi, puliti e puntuali sono la migliore garanzia per spostare traffico dalle strade, ridurre incidenti e emissioni di CO2 responsabili dei cambiamenti climatici del Pianeta.
Questo Governo sembrava condividere questi obiettivi presentando lo scorso Maggio "Un piano per 1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011". Una proposta che si preannunciava "finalmente all'altezza dei problemi di chi si muove in treno nelle città italiane con un investimento complessivo di 6,4 miliardi, parte finanziato dallo Stato e parte dal Piano di investimento di FS. Nella Finanziaria 2008 la prima tranche di 300milioni di Euro". E che così anticipava la svolta: "Per i pendolari delle grandi città l'aumento dell'offerta sarà del 70-80% e in alcuni casi del 100%". Successivamente, il 28 Settembre, nel presentare la Legge Finanziaria il Governo ribadiva la scelta di puntare sul Piano 1000 Treni nuovi per i pendolari.
Nella Finanziaria presentata dal Governo al Parlamento e approvata in prima lettura dal Senato il progetto 1000 Treni è sparito. Malgrado le promesse non vi è alcuna traccia dei nuovi treni annunciati. Anzi, le Ferrovie dello Stato dichiarano che per la riduzione degli stanziamenti previsti in Finanziaria rispetto a quanto previsto dal Piano di investimenti 2007-2011 delle F.S., non solo non verranno acquistati nuovi treni ma si arriverà addirittura a sopprimere alcune linee.
Eppure per strade e autostrade le risorse sono consistenti. Per le opere della Legge Obiettivo sono previsti 3.612milioni di euro da investire attraverso impegni quindicennali per le opere proposte dal Ministro Di Pietro. Ossia, soprattutto per nuove autostrade che richiedono ingenti investimenti pubblici come la Pedemontana Lombarda, la Pedemontana Veneta, la Ravenna-Venezia, solo per citare le più note.
Lasciare in uno stato di degrado il trasporto ferroviario pendolare sarebbe un errore imperdonabile, che avrebbe come conseguenza l'aggravio dei problemi di congestione stradale, di inquinamento e di emissioni di CO2.
Per questi motivi i suddetti firmatari chiedono al Governo e al Parlamento:
Di trovare in Parlamento le risorse necessarie per il piano 1000 treni nel 2008 in modo da acquistare la prima tranche di treni.
In alternativa, di prendere le risorse dal fondo previsto per la costruzione di nuove autostrade attraverso la Legge Obiettivo.
Sottoscrivi la petizione: http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1115_pendolari/index.php "

Postato il Monday, 26 November @ 16:55:47 CET di
 
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Re: Lettera aperta a Ferrentino, Deambrogio, Frassoni (Voto: 1)
di Neruda il Friday, 30 November @ 12:07:44 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio | Journal)
Risposta di Alberto Deambrogio (Consigliere regionale e segretario piemontese del PRC) alla lettera di Paolo Mattone

Torino 28 11 07

Caro Paolo,

ho letto la tua lettera aperta sulla attuale situazione della lotta contro la TAV. Ti ringrazio innanzitutto per l’approccio complessivo che tu hai utilizzato: preoccupato, ma allo stesso tempo problematico e disponibile a verifiche costanti. Mi pare davvero utile mantenere questo profilo, perché esso assume sino in fondo la difficoltà e la complessità di una battaglia che continua intelligentemente da tempo e che dovrà continuare nei prossimi mesi.

Ma veniamo agli elementi di merito che tu poni.

In primo luogo il ruolo dell’Osservatorio e i suoi limiti in termini di efficacia comunicativa.

Concordo con te sul fatto che l’Osservatorio ha svolto un ruolo importante. In modo particolare voglio rilevare che i lavori di quest’ultimo hanno fatto emergere in modo inequivocabile, sinora, la validità assoluta delle argomentazioni che, da tempo, i movimenti no tav avevano espresso in termini di valutazioni sull’insieme dell’opera. Insomma: i movimenti no tav hanno ragione da vendere e i lavori dell’Osservatorio sono lì a dimostrarlo.

I problemi sul terreno della comunicazione verso l’opinione pubblica dei suddetti risultati sono evidentissimi. D’altro canto queste difficoltà non sono peculiari e riferibili solo a questo caso. A me sembra, in realtà, che questa vicenda confermi una volta di più quanto lo spazio “politico” sia sempre di più uno spazio mediatico, nel senso che sono i media attuali a disegnare quasi completamente la sfera politica, della rappresentanza e del suo controllo. I media utilizzano la stessa materia di cui è impastata la politica (il linguaggio, i simboli...) e finiscono, purtroppo, per essere loro a dettare codici, priorità, “verità”. E’ un problema enorme per la politica in generale e per la politica di sinistra in modo particolare. Non basta certo la grande capacità dimostrata dai movimenti di costruire reti di comunicazione alternativa e tutti e tutte noi dobbiamo sapere che questo è un nodo irrisolto per l’oggi e per i prossimi anni.

In secondo luogo, la questione dei finanziamenti europei.

La decisione dell’Europa rende oggettivamente più difficile la situazione, ma, allo stesso tempo credo sia utile evitare di pensare questo passaggio come una sorta di “ultima spiaggia” per chi lotta contro il progetto, che, tra l’altro, ad oggi proprio non esiste.

Io non so se sarà possibile utilizzare le risorse europee per fare ulteriori studi (in particolare sul nodo di Torino). Credo che chiedere fermamente questo tipo di utilizzo sia doveroso a fronte dello schema di lavoro che l’Osservatorio si è dato. Se quest’ultimo deve proseguire i suoi lavori non può certo farlo a “dispetto dei santi” e cioè delle regole condivise da tutti. Se qualcuno pensa a una sorta di doppio canale, da una parte l’Osservatorio che continua a discutere e, dall’altra, i lavori che iniziano comunque si sbaglia di grosso. Nessun sondaggio o lavoro può partire senza che l’Osservatorio salti e che si torni, dunque, a una situazione di muro contro muro.

Certo, occorre fare tutti gli approfondimenti del caso. Bisogna capire sino in fondo i vincoli collegati al finanziamento per sapere quali sono i margini discrezionali che l’UE lascia per l’utilizzo dei fondi, bisogna, in ogni caso, esercitare tutte le pressioni politiche e sociali affinché non si esercitino forzature. Se non ci saranno spazi se ne prenderà atto e si dovrà lavorare per ridislocare la lotta.

Come vedi ho cercato di essere realista e di non caricare nessun passaggio come l’ultimo, il più importante o l’unico. D’altro canto nel mio ultimo comunicato, non tutto ripreso da “Luna Nuova”, ho comunque ribadito che nessun sondaggio o lavoro è accettabile

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