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Otto relitti di navi intralciano il Mose

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Un ulteriore sassolino in un ingranaggio devastante. Da Liberazione, 10 marzo 2006 I relitti di otto navi affondate a Venezia ai tempi della Serenissima mettono in difficoltà i lavori del Mose. Si tratta di «pezzi unici di inestimabile valore», impossibili da trovare in altri luoghi del mondo: un'imbarcazione dell'800, una cannoniera del '600, una nave risalente all'età medievale e altre preziosità storiche rinvenute in corrispondenza dei cantieri delle paratie mobili caldeggiate dal governo Berlusconi e osteggiate, invece, dal movimento veneziano e dallo stesso sindaco Massimo Cacciari. Rifondazione Comunista chiede al governo «l'immediata sospensione cautelativa di tutti i lavori».



La scoperta risale ai mesi scorsi ma è rimasta tutta, o quasi, nelle calli veneziane. Il Consorzio Venezia Nuova -il concessionario unico incaricato dallo Stato perla costruzione del Mose - ammette di essersi imbattuto in tre relitti durante i lavori, mentre il Nucleo archeologico subacqueo della Soprintendenza veneziana assicura che tutti i ritrovamenti (tranne l'ultimo) sono avvenuti prima che i cantieri si mettessero in moto. Le navi affondarono ognuna in epoche diverse negli antichi canali portuali di Venezia, gli stessi che ora interessano la costruzione del Mose: sei in quella di Malamocco, una nel lido, e due nella bocca di Chioggia. Per gli esperti costituiscono una eccezionale testimonianza storica di come si costruivano le navi delle gloriose epoche commerciali veneziane ed europee.

Perché tutte, poi, paiono in buono stato. Tranne una, l'ultima ritrovata, una imbarcazione del XIX secolo lunga 30 metri e alta 17, acquattata sul fondale della bocca di porto di Malamocco, coperta da un molo. Le "bennate" in uso nel cantiere le hanno sventrato la prua. «Un fatto pazzesco», commenta Paolo Cacciari (Prc) dopo il sopralluogo di ieri mattina nell'area del ritrovamento. «A questo punto viene da chiedersi: in che maniera il Consorzio Venezia Nuova ha effettuato i sopralluoghi preliminari? Se non si sono accorti di questi enormi reperti archeologici significa una sola cosa: che le indagini sono durate poco e sono state superficiali».

Il capogruppo Prc al Parlamento europeo Roberto Musacchio sottolinea: «Se non avessimo reso pubblico tutti i ritrovamenti, magari sarebbero rimasti nell'ombra. Perché, sia chiaro, questa è un'opera che non si deve fare»
Il fatto, s'è detto, non è nuovo: già l'estate scorsa i tentacoli del Mose si erano imbattuti in una splendida nave da guerra del '600. La Soprintendenza ai beni archeologici acquei di Venezia presieduta da Luigi Fozzati aveva deciso di recuperare i 400 oggetti di valore al suo interno (cannoni, vasellame, suppellettili), lasciando la struttura lignea in fondo al mare e ordinando al Consorzio Venezia Nuova di modificare leggermente una costruzione per non sfiorare l'imbarcazione. La soluzione non varrà per l'imbarcazione di Malamocco, che si trova in piena area cantiere. Lì, insomma, non ci può stare. La soprintendenza ha già deciso di riportarla a galla per un restauro completo. «E noi faremo in modo che tutte le imbarcazioni vengano recuperate», aggiunge Cacciari.

Musacchio e Pietro Folena - capogruppo Prc-Sinistra europea nella commissione ambiente e lavori pubblici alla Camera -, giunti in laguna per una ispezione via mare, presenteranno una interrogazione urgente rispettivamente a Bruxelles e alla Camera. La richiesta ai ministri Lunardi (Infrastrutture) e Buttiglione (Beni culturali) è drastica: sospensione dei lavori a scopo cautelativo. Richiederanno inoltre la mappatura completa dei siti archeologici interessati dal Mose; quali siano i vincoli imposti dalla Soprintendenza e se i finanziamenti statali alla grande opera comprendano anche il recupero dei beni archeologici. Un dettaglio, questo, non influente, visto che l'ufficio della Soprintendenza di Padova non può nemmeno permettersi di fare una telefonata a cellulari per mancanza assoluta di fondi.

A Bruxelles il Mose è già sotto accusa. Il dicembre scorso l'Unione Europea ha aperto un procedimento di infrazione per inquinamento dell'habitat lagunare. Il procedimento è stato accolto in seguito agli esposti degli ambientalisti veneziani che protestavano per l'inizio dei lavori nell'oasi di Ca' Ra-mon, un sito di interesse comunitario (Sic) sotto l'egida della Iipu. Ora le preoccupazioni si estendono al patrimonio archeologico: «che si sia afavore o meno del Mose, e noi siamo contrari», rimarca Folena, «esiste un'emergenza archeologica che non può essere sottovalutata. Per questo i lavori vanno sospesi e tutti i reperti portati in salvo».
La battaglia dei no Mose continuerà a Bruxelles il 22 marzo prossimo, quando una delegazione dell'Assemblea Permanente No Mose consegnerà al Parlamento europeo le circa 1 lmila firme raccolte nei gazebo della città contro la grande opera.
di Laura Eduati eduati@liberazione.it

 

Postato il Sunday, 12 March @ 14:28:14 CET di
 
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Re: Otto relitti di navi intralciano il Mose (Voto: 1)
di DomenicoSchietti il Sunday, 12 March @ 19:58:20 CET
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Questo stesso giochino si sta ripetendo su scala mondiale. Lo chiamano aid for trade. Vogliono costruire porti in nazioni senza il mare, autostrade a 3 corsie nelle giungle per collegare villaggi di 5 mila abitanti in paesi senza macchine, grattacieli in città di baraccopoli, olimpiadi in cina, mondiali in sudafrica e così via.

Usano i soldi della cooperazione internazionale per progetti inutili e senza senso. L'alternativa ovvia invece è il micorcredito: aiuti a piccoli progetti mirati o miglioramento di strutture esistenti.

Ad esempio, perchè le olimpiadi non si fanno sempre ad atene ed i mondiali di calcio sempre in brasile? Che serve spendere decine di miliardi in sudafrica a costruire stadi per il 2010 quando il 65% della popolazione vive sotto la soglia di povertà?

Come ormai tutti avete capito la val di susa ed il tunnel, le olimpiadi di torino ed il mose, non sono un caso isolato, ma sono una precisa strategia fondata su ideologie economiche che sono uguali o peggio di quelle politiche e religiose e che in realtà puntano a fare business rapido sulle spalle delle comunità.

nel frattempo però la distruzione avanza e negli ultimi 40 anni quasi metà delle specie viventi si sono estinte. E in Italia oltre il 20% della popolazione ormai vive sotto la soglia di povertà.




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