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Comitato di solidarietà "DIAMO UN FUTURO DI SPERANZA AI NOSTRI RAGAZZI NICOLAS, LORENZO, STEFANO", costituito per i tre ragazzi di Novalesa che sono stati gravemente feriti dallo scoppio di un residuato bellico mentre lavoravano in un campo:
chi vuole contribuire con un versamento può utilizzare il conto intestato a Pezzoni Gilberto
bonifico bancario IBAN: IT79 Z076 0101 0000 0009 3438 463
oppure ccp 93438463
(chi effettua un postagiro indichi il conto n. 000093438463)
Autofinanziamento delle spese legali del movimento.
I nostri legali lavorano tutti in modo gratuito ma ciò nonostante i costi legali sono alti.

conto corrente postale:001004906838
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Ferrentino: occupazione ad oltranza. Feriti tra agenti e manifestanti Bloccato il corteo anti-Tav, ci sono scontri Lancio di oggetti contro i poliziotti, volano manganellate, sparati lacrimogeni. I comitati si riappropriano delle aree dei cantieri
Un momento degli scontri alle porte di Venaus (Ansa)




VENAUS (Torino) - Il corteo da Susa a Venaus convocato per protestare contro l'apertura dei cantieri della Tav è stato bloccato dopo un paio di chilometri dalla partenza da un doppio cordone di poliziotti e carabinieri e sono in corso scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti. La sfilata è stata fermata al «bivio dei passeggeri», che separa la strada statale con la via principale di accesso a Venaus. I manifestanti, che come per la marcia Bussoleno-Susa dei giorni scorsi avevano portato anche i bambini, hanno reagito con un fuggi fuggi. Tra le persone alla testa del corteo ci sarebbero anche dei contusi. Non è ancora chiaro il motivo per cui ai manifestanti è stato impedito di raggiungere Venaus e sembra che nella concitazione del faccia a faccia siano stati sparati anche dei lacrimogeni.
TENTATIVI DI SFONDAMENTO - La partecipazione alla manifestazione è notevole: 30 mila persone secondo gli organizzatori - valligiani ma anche gruppi di supporto giunti un po' da tutto il Nord e il Centro Italia e tra loro ci sarebbero anche gruppi dell'area anarchica -, molti di più stando alle stime di alcuni giornalisti della tv che stanno seguendo la manifestazione. I messaggi inviati dagli attivisti del comitato NoTav al proprio sito internet parlano anche di tentativi di sfondamento, di manganellate da parte dei poliziotti e di lanci di oggetti da parte dei manifestanti. Alcuni gruppi hanno aggirato il blocco delle forze dell'ordine spostandosi su altre strade e attraverso campi e boschi. Qualcuno si è inoltrato sui vecchi percorsi utilizzati dai partigiani durante la Resistenza e per quella via è riuscito a raggiungere la zona dei cantieri. Alcune persone hanno attraversato l'autostrada Torino-Bardonecchia, che è stata temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni tra Avigliana e Ulzio.
LA MEDIAZIONE -I sindaci dei comuni della zona, che fin da subito erano stati alla testa del corteo, hanno cercato di fare opera di mediazione per tentare di rasserenare gli animi. Le forze dell'ordine si erano dette disponibili a lasciare passare una delegazione di poche centinaia di persone, mentre tutti gli altri avrebbero dovuto fermarsi all'esterno del territorio comunale.
CANTIERI OCCUPATI - Il timore degli agenti era probabilmente che che i valligiani intervenendo in massa potessero «riprendersi» le aree occupate dai cantieri dopo lo sgombero della notte tra lunedì e martedì. Cosa che poi è puntualmente avvenuta. Inizialmente sono stati circa 2000 i manifestanti arrivati nella zona degli scavi: le forze dell'ordine hanno tentato di trattenerli con il lancio di lacrimogeni ma poi hanno deciso di arretrare. Il numero di persone arrivate a dare manforte ai comitati locali è progressivamente aumentato. Sono state divelte le recinzioni mentre alcuni gruppi hanno ricominciato a costruire barricate. Da Torino sono però state inviati nuovi rinforzi per poliziotti e carabinieri.
«Ci siamo ripresi il terreno che ci era stato usurpato», ha detto il sindaco di Venaus, Nilo Durbano, anche lui tra i manifestanti che hanno occupatol'area del cantiere per l'alta velocità. Sul prato verde, al tramonto erano ancora radunate migliaia di persone, anche se con il trascorrere delle ore è iniziato un lento deflusso verso valle. I dimostranti non hanno ancora valutato che cosa fare nelle prossime ore. Alcuni hanno espresso l' intenzione di presidiare la zona per tutta la notte, ma una decisione in questo senso non è ancora stata presa. Intanto,servendosi di un microfono gente comune, esponenti politici e sindacalisti, prendono la parola salendo su un camioncino bianco.
AGENTI E MANIFESTANTI FERITI - Nei tafferugli ai cantieri sono rimasti ferito anche due poliziotti (uno colpito da una grossa pietra che lo ha colpito alla testa e ad un braccio; un altro che ha riportato un trauma cranico) e 11 carabinieri (tre ufficiali, un maresciallo e sette carabinieri), tutti in modo lieve o contusi. Al Pronto soccorso di Susa si sono anche presentati due manifestanti per farsi medicare da lievi ferite. Anche la segretaria del circolo di Rifondazione Comunista in Valle di Susa, Nicoletta Dosio, è rimasta ferita, colpita però durante una sassaiola scatenata da alcune frange estreme, che il grosso dei partecipanti ha però cercato di isolare. Nei tafferugli, riferisce invece il comitato NoTav, è rimasto ferito anche Mauro Carena, presidente della comunità montana Alta Valle Susa.
«OCCUPAZIONE AD OLTRANZA» - Il presidente della comunità montana Bassa Valle Susa, Antonio Ferrentino, in una improvvisata assemblea sul campo ha detto che «l'occupazione continuerà ad oltranza» e ha sottolineato come «ormai non si può negare che in questo territorio non si possono fare grandi opere se non sono condivise dalla popolazione». Ferrentino ha anche esortato ad «evitare che ci siano scontri e gestire la situazione». «Rimarremo qui stanotte e nei prossimi giorni - ha tuttavia ribadito tra gli applausi -, a meno che nelle prossime ore il governo dia l’ordine a polizia e carabinieri di abbandonare il cantiere».
«OPERA IRRINUNCIABILE» - Sulla vicenda dell'alta velocità in Val di Susa in mattinata era intervenuto il premie Berlusconi, secondo cui «La Tav è un'opera cui non si può rinunciare e che ha tutte le garanzie dal punto di vista ambientale. Forse - ha aggiunto - su questo non c'è stata sufficiente comunicazione». Mercoledì il premier aveva espresso l'auspicio di un ritorno al dialogo tra tutti i soggetti interessati. Sulla questione è intervenuto oggi anche il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che ha puntualizzato: «Mi auguro che con il dialogo si superi anche le difficoltà della Val di Susa. Il dialogo non può essere cedimento delle autorità pubbliche rispetto all'assunzione delle proprie responsabilità, perchè un dialogo che si trasformasse in cedimento sarebbe una resa e vorrebbe dire che chi blocca le strade ha ragione, e questo non è accettabile». Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha invece sollecitat ol'isolamento «di coloro che usano questa circostanza di comprensibile divergenza politica per ragioni di carattere ambientale, a fini che rasentano la violenza e l’eversione» e auspicato «un confronto serrato e un dialogo con le autorità locali, ben sapendo che lo sviluppo economico, non solo di quell’area ma dell’intera Italia, è una priorità».
BRESSO: PIU' SERENI CON LE OLIMPIADI - La presidente della giunta regionale piemontese, Mercede Bresso, partecipando a Roma alla cerimonia per la partenza della fiaccola olimpica, ha invece detto che «Torino2006 contribuirà certamente a rasserenare gli animi, a fare vedere quanto la Val di Susa sia bella ed attirerà certamente tanti turisti». «Credo si debba trovare un ragionavole accordo - ha sottolineato - per evitare di dare un'immagine devastante della situazione. Certamente troveremo il modo per dare la migliore immagine possibile di noi».
08 dicembre 2005

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Postato il Thursday, 08 December @ 19:36:07 CET di
 
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