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La società Italcoge ed i suoi fondatori nella storia

 
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Autore Messaggio
Loredana
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MessaggioInviato: Lun Mag 30, 2011 12:01 am    Oggetto: La società Italcoge ed i suoi fondatori nella storia Rispondi citando

La domenica dovrebbe essere dedicata al riposo ma i notav non riposano mai...
il 14 maggio leggevamo su la stampa...
Citazione:
E cosi' ieri la Lyon Turin Ferroviaire, societa' responsabile della parte comune italo-francese, ha annunciato di aver assegnato i primi lavori di preparazione del cantiere del cunicolo esplorativo di Chiomonte ad un'associazione temporanea di imprese formata dalle ITALCOGE dei fratelli Lazzaro e da Martina. Due aziende di Susa, la seconda ha subito piu' di altre gli effetti della crisi.


se si impiega la domenica a cercare altre notizie, dall'archivio della stampa ne vengono fuori delle belle:







per la cronaca la cava di cui si parla è quella dove dovrebbe essere depositato lo smarino proveniente dalla seconda canna del frejus (e forse anche del tav)











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Loredana
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MessaggioInviato: Mer Giu 29, 2011 1:14 am    Oggetto: Rispondi citando

La mafia importata attraverso l'istituto del "confino" era un problema molto sentito in Val di Susa

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Loredana
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MessaggioInviato: Sab Lug 02, 2011 10:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

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Loredana
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MessaggioInviato: Dom Lug 03, 2011 12:36 pm    Oggetto: Rispondi citando

Oggi parlate troppo!
non vorrei che faceste sparire questo topic (anche perchè devo aggiungere altri interessantissimi articoli)
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giulemani
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MessaggioInviato: Dom Lug 03, 2011 1:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

http://www.nuovasocieta.it/attualita/27176-il-lato-oscuro-della-tav.html

IL LATO OSCURO DELLA TAV

di Susanna Grego

Non arretrano di un passo i No Tav, che da sempre hanno parlato di interessi "particolari" dietro il progetto della linea ad Alta Velocità Torino-Lione e vi vedono solo un modo di favorire gli appalti truccati e le organizzazioni mafiose. La scritta Tav=Mafia, che si vede sul monte in prossimità di Chiomonte, è esplicita. Il movimento fa riferimento ad un dossier sulla criminalità organizzata in Val di Susa, dove si parla del coinvolgimento del clan calabrese dei Mazzaferro e del boss Rocco Lo Presti, e di massicci casi di intermediazione, collocazione abusiva, sfruttamento e decurtazione salariale, accompagnati da gravi intimidazioni.
Siamo nel novembre 2005, e la ditta Italcoge, oggi incaricata di realizzare la galleria geognostica per la Torino-Lione, appariva dentro le relazioni del comando della compagnia di Susa della Guardia di Finanza. Poi finisce in un fascicolo che il pm Onelio Dodero aveva stilato per un processo di truffa aggravata che riguarda i titolari della casa di riposo San Giuseppe delle Salesiane di Don Bosco di Aglè. I sospetti nascevano dal fatto che i titolari della Italcoge appartenevano alla stessa famiglia, i Lazzaro, di cui un componente è ritenuto affiliato fin dagli anni '70 al clan dei Mazzaferro.

Benedetto Lazzaro aveva ottenuto l'appalto per la manutenzione di un tratto dell'Autostrada del Frejus ed era stato consigliere comunale della Democrazia Cristiana a Susa. Nel fascicolo di Dodero vengono evidenziate alcune anomalie, a cui sarebbero stati collegati i familiari di Benedetto, tra cui Ferdinando Lazzaro, allora presidente Italcoge, nella richiesta di un finanziamento regionale di un milione e mezzo di euro. Inoltre Ferdinando Lazzaro era stato indagato anche nel 2002 con l'accusa di aver truccato alcuni appalti e nel 1993 dei componenti della famiglia Lazzaro erano stati indagati per emissione di fatture false, a cui avrebbero fatto capo dei pagamenti in nero.


Oggi l'amministratore della Italcoge è Antonio Lazzaro, che era stato accusato di non pagare da mesi i suoi operai. Accusa che lui aveva, il 23 maggio scorso, rispedito al mittente, in occasione di un'assemblea sindacale degli operai affermando che se i dipendenti non erano stati pagati per due mesi era a causa dei mancati finanziamenti statali. «Lo Stato per primo non paga nei tempi e sono moltissime le ditte ad oggi a trovarsi in difficoltà – disse Lazzaro – Con i cantieri della bassa valle abbiamo dovuto affrontare dei problemi che non dipendono da noi. Nonostante fossero aperti da un anno e mezzo, le autorizzazioni dell'Anas che ci permettono di proseguire i lavori sono arrivate solo due settimane fa. Inoltre il piano originario era stato fatto in associazione d'impresa e quando il nostro socio è fallito abbiamo dovuto rincontrattualizzare il tutto e ricalibrare il programma dei lavori. Ora siamo in ordine ai tempi contrattuali».
E ancora: «La nostra è una ditta affidabile – conclude Lazzaro – che ha appena terminato con orgoglio un tratto della Salerno-Reggio Calabria. Siamo sul mercato da tre generazioni, se il movimento no-Tav ci accusa di non essere in grado di montare una recinzione è perché sono male informati e senza argomenti».


SEMPRE E PER SEMPRE NOTAV !
DOVUNQUE NON LO VOGLIONO E HANNO LE P. !!
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giulemani
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MessaggioInviato: Dom Lug 03, 2011 1:23 pm    Oggetto: Rispondi citando

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/07/19/il-cartello-finisce-in-cella.to_058il.html


Il cartello finisce in cella

19 luglio 2002 — pagina 2 sezione: TORINO

Un funzionario del Magistrato del Po, tre tecnici del Comune di Torino e nove imprenditori sono stati arrestati ieri per reati che vanno dall' associazione per delinquere, alla turbativa d' asta, alla corruzione. Il blitz della guardia di finanza del Nucleo Provinciale e degli agenti della polizia municipale è durato tutto il giorno. Cento perquisizioni in tutta Italia, 350 finanzieri impegnati nelle catture danno la dimensione dell' inchiesta che ha azzerato il «cartello» che gestiva i lavori pubblici del Comune di Torino relativi alla pavimentazione stradale. «Truccati» quasi tutti gli ultimi appalti del comune, dai lavori di riqualificazione ambientale di via XX Settembre, vicino al Duomo (partiti nei giorni scorsi), a quelli appena conclusi per la risistemazione di piazza Bodoni, all' abbattimento delle barriere architettoniche. Quarantanove giorni dopo il blitz del 30 maggio scorso dei pm Roberto Furlan e Paolo Storari (coordinati dall' aggiunto Bruno Tinti), che portò in carcere tredici piccoli imprenditori della Val Susa per turbativa d' asta, la procura di Torino ha ora concentrato la sua attenzione sui «cartelli» organizzati dalle imprese medio grandi, quasi tutte quelle storiche del Torinese che si spartiscono gli appalti sotto i 5 milioni di euro regolati dalla legge Merloni. E le due inchieste sono collegate non solo dal «tredici», il numero degli arrestati in entrambi i blitz. Dalla prima indagine, infatti, scaturisce la seconda, dalle dichiarazioni e dalle confessioni dei primi 13 imprenditori arrestati sono state svelate le corruzioni e si sono delineati i contorni di tre importanti gruppi imprenditoriali che si accordavano per offrire anche ribassi del 30 per cento e aggiudicarsi i lavori, spartendoseli poi con il complesso sistema del subappalto. Sono stati gli imprenditori Claudio Gombia (Sirio srl), e Ferdinando Lazzaro (Italcoge), finiti in carcere a maggio, ad esempio, a tirare in ballo il funzionario del Magistrato del Po Adriano De Falco, offrendogli (stando al capo di imputazione firmato dal gip Emanuela Gai), il primo 8,5 mila euro e il secondo 20 mila. In cambio di tanta generosità, il funzionario assegnava a quelle ditte lavori a Susa di ripristino delle sponde fluviali. Il Gombia aveva adottato lo stesso metodo pagando una mazzetta da 12 mila euro (in cambio di trattamenti preferenziali), al funzionario dell' ufficio tecnico del comune di Torino, Albano Pallotta. A pagare tangenti (12 mila euro), a Pier Angelo Castellaro, anch' egli geometra al Comune torinese, sono stati più imprenditori arrestati a maggio. Oltre a Gombia (che materialmente effettuava la consegna del denaro), hanno pagato anche Giacinto Orso (Cogeca) e Luciano Lucco (Escavazioni Valsusa). Stessa sorte giudiziaria è toccata al terzo geometra comunale, Michele Torciano, definito dagli imprenditori in un' intercettazione telefonica «il vampiro». A lui i soldi - 7,5 mila euro - furono consegnati da Felice Bracco (Bracco snc), in cambio di una accelerazione nei pagamenti, un occhio di riguardo nell' assegnazione dei lavori e un occhio chiuso sui controlli. Per quanto riguarda la corruzione ai pubblici ufficiali, c' è ancora un fronte aperto: quello di alcuni funzionari dell' Anas che avrebbero incassato mazzette. A svelare questo retroscena ancora tutto da chiarire è stato un imprenditore arrestato nella prima tranche dell' inchiesta, Francesco Butano (dell' omonima impresa). In concorso con lui (che avrebbe provveduto materialmente a consegnare 9 mila euro e a prometterne altri 20 mila), è stato arrestato ieri Angelo Semenzato, della Site di Bologna, una ditta specializzata nella posa di cavi. Le tangenti dovevano servire a tacitare le osservazioni dell' Anas su lavori non eseguiti dei ripristini stradali dopo la posa dei cavi di fibre ottiche fra Moncalieri e Bardonecchia. Fin qui la corruzione. Per otto imprenditori la contestazione riguarda l' associazione per delinquere finalizzata a turbare il mercato. Il meccanismo era lo stesso già individuato nel primo filone d' indagine di maggio. Le imprese si associavano a gruppi costituendo veri e propri «cartelli» a volte in concorrenza l' un con l' altro, a volte alleati. Il funzionamento della presentazione delle offerte era simile a chi, giocando al totocalcio, si associa con tanti giocatori per puntare su un sistemone. Più partecipanti ci sono, più alta è la probabilità di azzeccare il «tredici», cioè di aggiudicarsi i lavori. Il primo «cartello» individuato dalla magistratura è stato quello di Piero Arlotto, Sebastiano Borio e Giacomo Cumino. Erano loro che prendevano le decisioni del «cartello» di imprenditori del quale facevano parte Carlo Tribaudino (Impregest), Fernando Pia (Coesit), Armando Brillada (Brillada&Vittorio srl), Gianmichele Artuso (Pavimentazione Moderna), Michele Capitolo (Tecnico srl) e Marco Cavagnero (Sisea). Erano loro che distribuivano agli «associati» i ribassi d' asta da presentare alle gare d' appalto, e che partecipavano alle riunioni con i rappresentanti di altri «gruppi». Il secondo «cartello» era coordinato da Nicola Smaldone (sindaco del «Consorzio fra costruttori») e da Aldo Puttin (consorzio ravennate delle cooperative), il terzo da Bruno Bresciani (Bresciani Bruno), da Luigino Valle (Valle Costruzioni), e da Paolo Mottura (Consorzio imprenditori subalpini). Tutti arrestati. - ALBERTO CUSTODERO


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Loredana
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MessaggioInviato: Lun Lug 04, 2011 4:26 pm    Oggetto: Rispondi citando

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giulemani
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MessaggioInviato: Mar Lug 05, 2011 12:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Non dimentichiamoci di costoro ! Sant'uomini... senza una macchia !!

Come va la finta frattura ????
Una prognosi di 10 giorni per un braccio fratturato ???

MA VAAAAAAA............................................... !!!!!!!


I Valsusini non hanno paura della verità... VOI MOLTA.



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http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/409347/


Val Susa, agguato all'imprenditore del cantiere Tav
( non vi ricorda un certo.... "" attentato ! attentato ! attentato !! ""Very Happy Very Happy )



L’imprenditore della Val Susa che, con i suoi operai, sta delimitando l’area del primo cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione è stato aggredito da cinque militanti No Tav martedì sera a Susa, qualche minuto prima dell’inizio di una fiaccolata di solidarietà dopo lo sgombero del presidio della Maddalena di Chiomonte a cui avrebbero partecipato, secondo la valutazione della questura, circa 9 mila manifestanti, contro i 20 mila accreditati invece dal movimento. (sempre il solito miope in questura ? e dategli dei buoni occhiali !!)

Ferdinando Lazzaro, titolare della Italcoge di Susa, stava rientrando a casa dopo più venti ore trascorse nel cantiere, blindato da 600 poliziotti e carabinieri. Era alla guida della sua auto, ha rallentato in attesa che i cancelli automatici si aprissero, quando è stato circondato dal gruppo di persone, tutte a volto scoperto. (i valsusini sono proprio stupidi !!picchiare una persona a volto scoperto !!)
Alcuni avevano la bandiera con il treno crociato sulle spalle, altri T-shirt con i simboli del movimento che per oltre vent’anni è riuscito a bloccare l’opera.

Gli aggressori hanno spalancato le portiere con l’idea di trascinare fuori l’imprenditore, nella colluttazione ha battuto con violenza sulla carrozzeria, poi è stato ripetutamente colpito con calci e pugni. Insulti e minacce: «Traditore, infame, la pagherai prima o poi».

È stato il presidente della Comunità Montana, Sandro Plano, che stava raggiungendo la piazza dove si stavano concentrando i primi partecipanti alla fiaccolata, a vedere la scena e a intervenire con decisione. Plano s’è interposto tra gli aggressori e la vittima e li ha invitati ad andarsene, prima che la situazione si aggravasse ancora. Poi ha aiutato Lazzaro a riprendersi dallo choc. L’imprenditore è andato subito al pronto soccorso dell’ospedale di Susa, dove gli hanno diagnosticato una piccola frattura a un gomito, che è stato ingessato. Poi altre lesioni lievi, con prognosi di 10 giorni. Ha presentato una denuncia (con la descrizione delle fisionomie degli aggressori) ai carabinieri di Susa, che hanno aperto un’inchiesta. Di sicuro né anarchici, né black bloc, né autonomi dei centri sociali torinesi. Ma gente della Val Susa, non giovanissima, forse militanti storici dei No Tav, ora alle prese con uno dei momenti più difficili del loro percorso, dopo la rapidissima e imprevedibile fine della Libera Repubblica della Maddalena, spazzata via dal blitz di lunedì mattina. Plano, che da sempre esprime posizioni contrarie alla linea dell’Alta Velocità, spiega: «Non ho visto colpi, quando sono arrivato io volavano solo insulti e altre parole spiacevoli, li ho separati e ho convinto il gruppetto di No Tav ad andare via. Mi sembrava solo una discussione animata, sono arrivato dopo che era già iniziata».

Cresce il clima di linciaggio contro le imprese della Val Susa che stanno collaborando con la società Torino-Lione, cui s’è visto un drammatico anticipo già lunedì mattina, quando una collaboratrice di Radio Black Out, durante una diretta con la radio legata al movimento della Val Susa, aveva riempito di insulti gli operai che manovravano le benne per distruggere le barricate: «Questo operaio infame, traditore, pezzo di m...assassino».

Ma c’è qualcosa di più, oltre le aggressioni fisiche e le minacce, ad avvelenare il clima attorno al cantiere della Torino-Lione. Contro gli imprenditori della zona che si sono dichiarati disponibili a lavorare nella prima fase del progetto Tav, ci sono state manovre, ora al centro di indagini degli uffici di sicurezza di alcuni istituti bancari, per acquisire dati economici protetti dalla privacy e dal segreto bancario. Lo scopo era quello di costruire dossier contro i «collaborazionisti», per danneggiarne l’immagine e gli affari, (non c'è ne bisogno, sono già sporchi all'origine: vedasi articoli allegati) non solo in Val Susa. Un elevato numero di accessi in teoria proibiti alla centrale rischi di Banca Italia sarebbero partiti da una piccola agenzia della Val Susa.
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MessaggioInviato: Lun Lug 25, 2011 11:01 am    Oggetto: Rispondi citando

e questo finisce qui, perchè ci sta tanto, ma tanto, bene...

Citazione:
In Piemonte non solo infiltrazioni la mafia è una presenza radicata.
Oggi a Torino arriva la commissione antimafia.

.....
Citazione:
«Da queste indagini emergono alcuni aspetti - dice la senatrice Leddi - Nel Nord le famiglie malavitose tendono a insediarsi nei piccoli centri di provincia. un po’ perché i primi malavitosi qui venivano mandati al domicilio coatto, un po’ perché nelle piccole cittadine è più facile entrare subito in contatto con le persone che contano».


http://notav.eu/article5500.html
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justice
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MessaggioInviato: Mar Lug 26, 2011 12:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

Mi pare che di materiale la Finanza ne abbia parecchio a disposizione, che ci fa a proteggere la recinzione di questi uomini d'onore?

Loro sono i primi ad insultare la divisa che portano che dovrebbe rappresentare la legalità.

Si capisce anche perché non ci sia alcun osservatorio sulle infiltrazioni dell'andrangheta...NON HANNO NIENTE DA SCOPRIRE PERCHE' SANNO
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Loredana
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MessaggioInviato: Mar Lug 26, 2011 2:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

teniamo il post a livello "informativo":
Prima pagina di torino cronaca
http://www.notav.eu/notav/Articoli/2011/07/2011_07_26_cronacaquiPP.jpg
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petrov
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MessaggioInviato: Mer Lug 27, 2011 3:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

cota fassino chiamparino matteoli virano mercedes bresso d'alema casini fini borghezio crosetto alfano mussolini bramb illa santanchè psiconano letta e lettino di pietro e tutta la KKKasta siete invitati a intervenire sul palco allestito all'interno del cortile dei fabbricatori di trinceee di susa e metterci la vostra faccia da corrotti e spiegarci una buona volta che voi siete gli unti del signore e qualcosa attaccato alle mani vi rimane sempre e così vi ringrazieremo tutti in una sola ed unica occasione : niente megatangenti E' SOLO UNA MAXI BALLA ...
udite queste parole il COTA sbotta siiii UNA TAC PER L'EUROPA e una prescrizione per la tac a tutti i resistenti
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Loredana
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MessaggioInviato: Mar Ago 09, 2011 8:40 pm    Oggetto: Rispondi citando

aggiungiamo un tassello

Chiomonte 9 Agosto 2011, Alberto Perino legge la sentenza di fallimento emessa dal tribunale di Torino a carico della ditta ital.co.ge. dei fratelli Lazzaro, impegnata nei lavori di recinzione del fortino

http://www.youtube.com/watch?v=qq6XLTuvZ8g
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Loredana
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MessaggioInviato: Dom Ott 23, 2011 1:18 pm    Oggetto: Rispondi citando

non abbiamo più aggiornato...
manca questa
http://www.notav.eu/article5692.html

però volevo chiedere questo:
su lunanuova di venerdì si parlava della risalita di Rivoli che ancor prima dell'inaugurazione ha già dei grossi problemi strutturali.

se ne parlava qui
http://www.notav.eu/ftopic-1013-0-days0-orderasc-.html
e qui
http://www.notav.eu/ftopic-1408-0-days0-orderasc-.html

sono più che certa che l'Italcoge partecipò almeno agli inizi dei lavori (recinzione di sicuro).
Qualcuno sa se vi ha lavorato anche in seguito?
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