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Tav, monitorati duemila edifici, vince l'Osservatorio ambientale
Alta velocità: si allarga la fascia di immobili soggetti a rischi. Secondo l´impresa vincitrice dell´appalto erano "solo" 277

Gli edifici che potrebbero essere danneggiati dallo scavo del tunnel dell'alta velocità ferroviaria nel sottosuolo di Firenze, e che perciò dovranno essere "sottoposti in via cautelativa a testimoniale di stato prima dell'inizio dei lavori", non sono 277 (come stimato dalla società Nodavia, vincitrice dell'appalto) ma oltre 2.000. Il dato è stato reso noto durante la prima udienza della causa per "danno temuto" intentata da un gruppo di cittadini. E' stato l'Osservatorio ambientale presieduto da Pietro Rubellini, dirigente dell'Ufficio Ambiente del Comune, ad ampliare, in via cautelativa, l'area di potenziale monitoraggio.



Lo ha precisato in udienza l'avvocato di Nodavia, Jacopo Landini. In relazione ai pericoli di subsidenza, cioè di abbassamento e di possibile dissesto per effetto degli scavi, l'Osservatorio ha ritenuto necessario includere fra gli edifici che dovranno monitorati anche quelli "collocati esternamente all'area di potenziale subsidenza individuata, ma che risultino strutturalmente connessi con gli edifici ricadenti almeno parzialmente all'interno della suddetta area di subsidenza". In base a queste prescrizioni, gli immobili che dovranno essere sottoposti a controlli passano da 277 a oltre 2.000. Gli abitanti interessati potrebbero essere circa 30 mila. Fra di loro anche il giudice Alfonso Florio. Abita in uno dei 2.000 palazzi che potrebbero subìre danni e perciò ieri ha deciso di astenersi dalla causa, che dovrà essere assegnata a un altro giudice.
In discussione era il primo ricorso contro il tunnel dell'alta velocità ferroviaria che dovrebbe attraversare Firenze da Campo di Marte a Castello e per il quale fervono i lavori preparatori. Prima ancora dei 105 cittadini assistiti dagli avvocati Bonafede e Chiesi, che si preparano a dare battaglia sia in sede civile che davanti alla corte dei conti, altri residenti in alcuni dei palazzi che rischiano di subire danni per effetto degli scavi hanno presentato un ricorso per "danno temuto" al tribunale civile.

Nell'atto, predisposto dagli avvocati Felice Cecchi ed Elisabetta Zani, si sottolinea che i cittadini residenti nei palazzi a rischio "non intendono accettare di sopportare dei danni dei quali è tuttora impossibile prevedere la rilevanza". La Costituzione - sottolineano gli avvocati - garantisce la libertà di iniziativa economica a patto che essa si armonizzi con fini di utilità sociale. Ma qual è - chiedono i ricorrenti - l'utilità sociale del tunnel? I risparmi di tempo oscillerebbero fra i 2 e i 3 minuti. L'inquinamento acustico non diminuirà perché tutti i treni, salvo quelli ad alta velocità, continueranno a transitare in superficie. La nuova stazione progettata ai Macelli costringerà i viaggiatori "a centinaia di metri di trasbordo per raggiungere i treni che transitano in superficie". E per circa 10 anni, il tempo previsto per i lavori, Firenze sopporterà disagi enormi. Perciò i ricorrenti chiedono che il tribunale nomini un consulente e vieti a Nodavia di eseguire l'opera finché non saranno date idonee garanzie che i potenziali danni oggi previsti non si verificheranno. Oltre che Nodavia, si è costituita anche Rfi (Rete ferroviaria italiana), assistita dal professor Stefano Grassi e dall'avvocato Jacopo Sanalitro. Ora la causa potrebbe essere riunita a quella intentata dagli altri cittadini, la cui prima udienza è fissata per il 17 settembre davanti al giudice Antonio Settembre.

Nel frattempo si è mossa anche la Procura della Repubblica. A fine luglio l'avvocato Felice Cecchi e l'avvocato Gian Luca Conti hanno presentato due distinti esposti nei quali chiedono alla magistratura di verificare eventuali profili di illegittimità nelle procedure di approvazione del progetto. Negli esposti vengono in particolare segnalate lacune nella procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Riguardo alla stazione sotterranea progettata dall'architetto Norman Foster nell'area degli ex Macelli, la Via fu fatta sul precedente progetto di Bruno Zevi, quando la nuova stazione doveva sorgere nella zona del viale Belfiore. Quanto alla destinazione delle terre e delle rocce di scavo (si tratta di circa due milioni e 850 mila metri cubi di materiale), esiste un progetto approvato che prevede il deposito di un milione e 350 mila metri cubi nella ex cava di lignite di Santa Barbara, a Cavriglia, di proprietà dell'Enel. Per il restante milione e 500 mila metri cubi, c'è un ulteriore progetto Enel, ma non c'è ancora la Via.

(28 agosto 2010)

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/08/28/news/tav_monitorati_duemila_edifici_vince_l_osservatorio_ambientale-6566887/

Postato il Sunday, 29 August @ 16:47:40 CEST di
 
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