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Seconda canna FREJUS: le bugie hanno le gambe corte

NO Tir, SI Contingentamento

L'incontro di ieri 14 marzo a Susa, dei Sindaci con la Sitaf ed inerente, tra l'altro, il progetto di raddoppio dl traforo autostradale del Frejus ha confermato che qualcuno continua a prenderci in giro ed a raccontarci delle balle.
La Sitaf aveva annunciato sui media: "L'Unione Europea ci impone la realizzazione di una seconda canna per la sicurezza del tunnel".
E' UNA MENZOGNA. L'Unione Europea, e la nuova normativa sui tunnel autostradali, RICHIEDONO INTERVENTI IN GRADO DI GARANTIRE LA SICUREZZA (come ad esempio rifugi ogni 400 metri o altri sistemi per l'evacuazione, controllo, illuminazione monitoraggio come quelli adottati per il tunnel del Monte Bianco). Nessuna imposizione di un secondo tunnel.


E' quella della SITAF, come abbiamo sempre sostenuto, una scelta aziendale basata su interessi aziendali (è più comodo fare un nuovo tunnel lasciando in pieno esercizio l'attuale, e garantire la continuità dei proventi da pedaggio, che realizzare interventi sul tunnel attuale ed essere costretti  ad attivare sensi unici alternati o periodi di chiusura del traforo, perdendo parte dei pedaggi). Una scelta aziendale, egoistica, irrispettosa dell'ambiente e delle esigenze della gente della valle, nociva e dannosa per il territorio, sia per il suo impatto che per le possibili conseguenti aumenti del traffico pesante in valle.
E se hanno mentito dicendo che qualcuno imponeva loro una scelta che invece è solo loro e motivata da interessi, è giustificato supporre che stanno mentendo anche sull'altra affermazione "NON CI SARANNO AUMENTI DI TRAFFICO".
Se a Cerutti e C. crescesse il naso di legno come a Pinocchio avremmo risolto il problema delle fonti energetiche alternative.
montagna nostra

Postato il Thursday, 15 March @ 16:33:18 CET di
 
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Re: Seconda canna FREJUS: le bugie hanno le gambe corte (Voto: 1)
di Webmaster il Friday, 16 March @ 16:15:02 CET
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Dal Foglio informativo, info n. 33, di Montagna Nostra

PERCHÉ NO TIR
 
La Valsusa sopporta da sola un terzo (1/3) dell’intero traffico merci che attraversa le Alpi.
E’ già tantissimo se immaginiamo le diverse direttici che attraversano tutto l’arco alpino. Se poi teniamo presente che solamente circa il 17% delle merci viaggia su rotaia è evidente l’elevato impatto del traffico di mezzi pesanti sulle strade della nostra valle.
Non sono più le migliaia di TIR (oltre 4.200 al giorno di media, con punte giornaliere di 5-6-7 fino ad 8.000 TIR) che hanno percorso ogni giorno la nostra valle nel periodo di forzata chiusura del traforo del Monte Bianco, ma sono comunque ancora tanti, troppi nonostante la marcata tendenza alla riduzione di questi ultimi anni (dati fonte SITAF: transiti TIR anno 2006 n. 2.508 al giorno).
 
I dati di traffico sono conteggiati su 365 giorni/anno, suddividendo cioè il traffico anche sui giorni in cui la circolazione dei mezzi pesanti non è consentita per decreto (in media 52 domeniche oltre a 25-30 ulteriori giornate/anno).
Ripartendo i volumi di traffico solamente sulle giornate di effettiva circolazione si ottiene un incremento dei passaggi di circa il 20% (in pratica per l’anno 2003 circa 4.100 TIR al giorno, per il 2004 circa 3.700, per il 2005 circa 2800 – traforo chiuso per 2 mesi-; per il 2006 circa 3.000.).
Tra l’altro questa tendenza alla riduzione, riscontrata anche per il traffico su rotaia, contraddice in modo evidente le vaghe e gonfiate stime sul traffico merci previsto (per non dire auspicato da qualcuno!!!) per i prossimi anni che stanno alla base del progetto del TAV ed indirettamente anche su quello della seconda canna del Frejus.
 
Se un terzo di tutte le merci che attraversano le Alpi già transita in Valle di Susa riteniamo che questa Valle abbia già dato molto, anzi troppo e siano necessarie una serie di considerazioni e ripensamenti:
 
  • rifiuto di ogni ulteriore opera che possa in qualunque modo favorire un ulteriore incremento del traffico merci, sia su gomma che su rotaia (no al TAV, no al raddoppio del traforo del Frejus, no al “potenziamento” della linea ferroviaria storica)
  • favorire la decrescita dei cosiddetti “trasporti inutili”
  • favorire un trasferimento bilanciato dalla strada alla rotaia di una quota parte di quelle merci che transitano in valle (contingentamento TIR) , con effetti positivi sulla qualità dell’aria ed ambientale e nel rispetto della Convenzione delle Alpi
  • valutare con attenzione questo trasferimento in modo da non creare nuove problematiche connesse ad un eccessivo transito di treni merci sulla linea storica (e disagi connessi)
·         favorire la tendenza alla riduzione del traffico merci in Valle che si riscontra da alcuni anni - e che potrà essere ulteriormente marcata in futuro con l’apertura del tunnel ferroviario di base del Lötschber nel 2007 e del tunnel ferroviario di base del Gottardo nel 2012-2015 – con l’obiettivo di riportare la Valle di Susa a migliori condizioni di vivibilità.
 

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Re: Seconda canna FREJUS: le bugie hanno le gambe corte (Voto: 1)
di Webmaster il Friday, 16 March @ 16:22:53 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Gli altri Paesi alpini hanno dato un segnale forte anche attraverso la ratifica parlamentare del Protocollo sui Trasporti della Convenzione delle Alpi: un trattato che vincola i Paesi alpini a misure esplicite di orientamento della mobilità verso il mezzo ferroviario. L’ha ratificato recentemente anche l’Italia, ma dal nostro Paese continuano invece ad emergere segnali contraddittori, sul nostro "futuro ferroviario"ed in particolare per quanto riguarda il trasporto delle merci. Mentre si continua a sostenere la follia della nuova Torino-Lione, si porta avanti anche il progetto del tunnel stradale del Frejus, motivandolo con esigenze di sicurezza. Ci si lamenta del rischio di isolamento di Torino, ma si dimentica che per migliorare i propri collegamenti ferroviari le città industriali del Nord Ovest devono prima di tutto risolvere le criticità (e che criticità) legate ai tratti più congestionati della rete ferroviaria, quelli in area metropolitana. Si afferma la necessità di trasferire le merci su ferro, ma si continua a sostenere con incentivi ed esenzioni fiscali il trasporto su gomma. Si discute sul trasferire a Sud delle Alpi il trasporto tra Est e Ovest Europa, ma non si spiega quale vantaggio trarrebbe la congestionata Pianura Padana da questi transiti supplementari.
 
Riteniamo che quello che manca non sono i binari sui valichi, ma una politica coerente dei trasporti a favore della ferrovia. Le strozzature non stanno tanto sulle nostre montagne, ma intorno ai nodi delle città, nelle interconnessioni tra linee, nella inefficienza della gestione causata anche dalla sottrazione di risorse importanti a favore della stessa gestione e dell’efficienza per dirottarle sulle grandi opere.
Il motivo fondamentale per cui in Italia le merci non “prendono il treno” è semplicemente legato alla “attuale maggior convenienza economica” del trasporto su gomma, agevolato in tutti i modi a scapito della rotaia. Anche sulle autostrade le merci viaggiano a “prezzi stracciati”: nella parte italiana del Brennero un Tir paga 9 centesimi al km, mentre nel tratto austriaco ne paga 60!! Anche in Svizzera, dal 2001 è entrato in vigore il pagamento da parte dei camion di una tassa per ogni chilometro percorso (TTPCP la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni).
L’attenzione da parte di alcuni stati, e guarda caso proprio di quelli con caratteristiche “alpine”, nei confronti delle problematiche del traffico di transito è tale che la Federazione Svizzera ha addirittura inserito nella sua Costituzione norme di indirizzo e tutela.

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Re: Seconda canna FREJUS: le bugie hanno le gambe corte (Voto: 1)
di Webmaster il Friday, 16 March @ 16:26:25 CET
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Art. 84 Costituzione Federazione Svizzera

1 La Confederazione protegge le regioni alpine contro gli effetti negativi del traffico di transito. Essa limita le nocività causate dal traffico di transito affinchè le stesse (nocività) non arrechino danno agli esseri umani, agli animali, alle piante né ai loro spazi vitali.
2 Il traffico di merci attraverso la Svizzera sugli assi alpini si effettua per ferrovia. Il Consiglio Federale assume le misure necessarie. Le deroghe non sono accordate se non per eventualità inevitabili. Esse devono essere definite da una legge.
3 La capacità delle strade di transito delle regioni alpine non può essere aumentato. Le vie di aggiramento che alleggeriscono le località dal traffico di transito non sono sottoposte a questa disposizione.
 
Questi ed altri provvedimenti hanno contribuito in modo evidente a ridurre sia il traffico veicolare che gli effetti negativi sull’ambiente delle emissioni inquinanti.
 
E’ infatti è ormai accertato che il traffico pesante contribuisce in modo decisivo all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dell’ambiente naturale, causa danni al fragile equilibrio dell’ambiente alpino e comporta oneri per la collettività.
 

Conseguenze dei trasporti
Danni all’ambiente alpino
Oneri per la collettività
Inquinamento dell’aria dell’acqua
dei terreno
rumore
Danni alla salute umana, alla fauna, alla vegetazione ed alle coltivazioni
Cure sanitarie, risanamento forestale
Azioni per la protezione della biodiversità
Danni ai prodotti agricoltura ed economia del territorio
Costi di realizzazione barriere antirumore
Incidenti stradali
Possibili inquinamenti da rovesciamento o perdita prodotti tossici autocisterne
Contaminazione terreni e falde
Cure sanitarie feriti
Opere di bonifica
Maggiori infrastrutture
 
Occupazione e consumo del suolo
Compromissione del paesaggio
Perdita di territorio
Opere di protezione e mitigazione impatti
Perdite nel settore turistico

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Re: Seconda canna FREJUS: le bugie hanno le gambe corte (Voto: 1)
di Webmaster il Friday, 16 March @ 16:28:58 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Se alle conseguenze, ai danni ed agli oneri riassunti nella tabella si aggiungono quelli inerenti e derivanti dalla realizzazione delle opere di viabilità (autostrade, svincoli, viadotti,  trafori, discariche etc.) risultano ancor più evidenti le motivazioni del perché NO TIR.
PERCHÉ NO SECONDA CANNA FREJUS
 
  1. Perché se il problema vero è quello della sicurezza esistono soluzioni alternative per garantire la sicurezza senza realizzare un altro traforo
  2. Perché la scelta di realizzare il secondo tunnel è solamente basata su logiche ed interessi aziendali (è più comodo e conveniente fare un nuovo tunnel lasciando in pieno esercizio l'attuale, e garantire la continuità dei proventi da pedaggio, che realizzare interventi sul tunnel attuale ed essere costretti ad attivare sensi unici alternati o periodi di chiusura del traforo, perdendo parte dei pedaggi)
  3. Perché gli interessi e le problematiche della Valle di Susa, e della gente che in essa vive, devono essere prevalenti rispetto a quelli della Società concessionaria del traforo e dell’autostrada
  4. Perché in Valle d’Aosta il problema della sicurezza è stato risolto senza realizzare un secondo tunnel
  5. Perché la sicurezza deve essere garantita a tutti, fuori e dentro il tunnel, e non solo a chi percorre la galleria del Frejus o ci lavora (sicurezza di qualità dell’aria che respiriamo, sicurezza nei confronti del trasporto di merci pericolose, garanzie anche all’esterno di tunnel ed autostrada in caso di gravi incidenti, garanzie di vivibilità della valle, garanzie per la qualità dell’ambiente etc.).
  6. Perché è una scelta fatta senza consultare le amministrazioni e la gente della Valle di Susa: un conto è decidere e condividere insieme “se e come fare un’opera” ,un altro è comunicare alla gente ed alle amministrazioni, scelte già decise, addirittura presentare già i progetti dell’opera 
  7. Perché quella che chiamano canna di sicurezza è in realtà, viste le dimensioni proposte (larghezza di 8 metri per una lunghezza di circa 13 km), un vero e proprio secondo traforo (l’attuale è largo 9 metri).
  8. Perché il progetto è impattante: un'altra inutile violenza alla montagna, anni di cantiere (previsioni ottimistiche 5-6 anni, ma i tempi non vengono quasi mai rispettati), disagi, aumento di traffico di mezzi pesanti, rumori, polveri, inquinamento, estrazione di un grande volume di materiale, trasporti, depositi e discariche di tale materiale
  9. Perché la realizzazione di una seconda canna, e soprattutto di queste dimensione, lascia adito ad ambiguità e preoccupazioni: possibile ulteriore aumento del traffico di merci su gomma e conseguenti ricadute negative sul territorio (dal maggiore inquinamento al danno ambientale)
  10. Perché già oggi i livelli di inquinamento e di caduta di qualità dell’aria sono evidenti e preoccupanti
  11. Perché questa valle è già compromessa e danneggiata dall’autostrada (dal punto di

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