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Data: Thursday, 09 February @ 16:33:21 CET
Argomento: Topi di Biblioteca


Tratto da GIUDIZIO UNIVERSALE n. 10 febbraio 2006
Marcellino Gavio
Cominciò mezzo secolo fa al paesello natìo, a due passi da Tortona (Alessandria), acquistando camion per scavare la ghiaia nel fiume Scrivia. Oggi siede nel salotto buono di Mediobanca, ha amici politici a destra e a sinistra, controlla oltre 1200 dei 6mila chilometri di rete autostradale nazionale, ma anche imprese di costruzioni e società che spaziano dal petrolio ai container, dall’allevamento all’agricoltura, dalla finanza alla logistica. E fa la spola tra Serravalle Scrivia, dov’è nato nel 1932, e la sua residenza ufficiale londinese a Warrington Gardens.





Non ha mai sbagliato un colpo, Marcellino Gavio. Nemmeno il matrimonio, con Alessandra Torti, figlia di un imprenditore alessandrino che gli permise il salto nella buona società e oggi è socia al 27,4% della holding di famiglia, la Aurelia Srl, in cui siedono anche il fratello Pietro (che si occupa di autotrasporti) e i figli Beniamino e Daniela. Una scalata felpata e irresistibile: mai una dichiarazione, mai un’intervista, solo qualche foto sfocata e rubata. Niente mondanità, niente salotti: casa, lavoro e chiesa (è per le pie pratiche domenicali che lo chiamano “il Cardinale”).

Ad affacciarsi fuori della Valle Scrivia lo aiuta Pierluigi Romita, il ministro socialdemocratico che viene dalle sue parti. E poi un altro big del sole che nasce e dell’asfalto che cresce, il mitico Franco Nicolazzi. Nel 1982 Gavio sbarca a Genova e si mette in affari con l’armatore Cameli e l’industriale siderurgico Begis. Poi passa a Torino, grazie ai suoi amici Carlo Patrucco e Guido Accornero. A Milano si allea con la Techint di Gianfelice Rocca e Paolo Scaroni e col gruppo Acqua dei fratelli Pisante (tutti poi coinvolti in Tangentopoli). Nel 1987 si allarga alla Dc e al Psi e diventa socio di Salvatore Ligresti nella Torino-Milano. Lì conosce Vito Bonsignore, potente sottosegretario dc con grossi interessi autostradali, che gli presenta Andreotti. Il turboministro dei Lavori Pubblici Gianni Prandini, per gli amici “Prendini”, lo lancia nella giungla d’asfalto dei primi anni ’90 per le Colombiane e dintorni. Appalti da quasi mille miliardi di lire, in condominio con Ligresti e l’altro re del mattone, Mario Lodigiani. Soprattutto per la Milano-Serravalle.

Lo stop, solo provvisorio, arriva con Mani Pulite. Ma finisce senza troppi danni, anche perché a fare da parafulmine c’è l’inseparabile amministratore delegato Bruno Binasco, il quale svolge per Gavio le funzioni che alla Fininvest sono coperte da Paolo Berlusconi: andare in galera per conto terzi. Nel solo 1992 Binasco entra ed esce dal carcere sei volte. Ci va di mezzo pure Marcellino, inseguito il 18 agosto ’92 da un mandato di cattura: tangenti al segretario regionale dc Gianstefano Frigerio (poi condannato a 6 anni e dunque promosso deputato da Forza Italia) per l’allargamento della Milano-Genova. Ma, mentre Binasco varca il portone di San Vittore, il Cardinale varca la frontiera italo-francese per una dorata latitanza fra Montecarlo e Baulieux. Nel settembre ’93 torna in patria alla chetichella, si consegna ai giudici di Milano, racconta il minimo indispensabile per tornarsene a Tortona a curare il suo gruppo Itinera senza passare dal carcere. Lo salverà la prescrizione. Non così il povero Binasco, che riesce a farsi beccare anche per una mazzetta rossa insieme a Primo Greganti, il pony express del Pci-Pds. La Cassazione che li condanna per un finanziamento illecito tramite una tortuosa operazione immobiliare a Roma, spiega la “convenienza che il Binasco aveva in un buon rapporto col Pds”. E ricorda le parole di Gavio ai pm: bisognava tenersi buona la Quercia “in previsione del fatto che in quel momento venivano stanziati i finanziamenti per le opere pubbliche che il partito era impegnato a sostenere”.

Nel frattempo, Gavio ha ripreso a scalare. Il mattone declina, e lui si butta sull’asfalto. Nelle sue mani, spesso guantate da una miriade di parenti e prestanomi (ufficialmente, è pressoché nullatenente), cadono la Grassetto di Ligresti e poi, l’una dopo l’altra, le autostrade Torino-Milano, Torino-Piacenza, Torino-Frejus, Torino-Aosta, Ligure-Toscana, Tirrenica, Autovie Venete, Autobrennero, Serenissima, Autocamionale della Cisa, Roma-Pescara. Ultimamente ha rilevato pure l’Impregilo dalla famiglia Romiti, per tornare al primo amore delle costruzioni grazie al piano berlusconiano Grandi Opere. E ha subito vinto il mega-appalto per il Ponte sullo Stretto. Montagne di plusvalenze sfuggite quasi del tutto, e legalmente, al fisco, con abili passaggi di azioni da una società gaviesca all’altra, grazie alla legge-omaggio del governo Berlusconi sulle “partecipation exemption”.

L’unica scalata mancata, per il no del sindaco forzista Gabriele Albertini, è quella della Milano-Serravalle. Ma il presidente della Provincia, il ds Filippo Penati, preceduto da una serie di telefonate di Pierluigi Bersani, gli ha garantito una ricca buonuscita, strapagandogli le azioni. Una plusvalenza di 175 milioni, di poco successiva all’ingresso di Marcellino nelle scalate di Fiorani all’Antonveneta e di Consorte & furbetti al seguito alla Bnl. Perché Gavio è fatto così: trasversale. Nel 2001 finanziò Forza Italia. E’ amico di Bruno Tabacci (il più antiberlusconiano dell’Udc) e del banchiere margheritico Fabrizio Palenzona (vicepresidente di Unicredit e consigliere di Mediobanca), ma non dimentica mai di coprirsi a sinistra. Qui, oltre a Bersani, vanta ottimi rapporti con l’ex sottosegretario dalemiano Antonio Bargone. Calce e martello.
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IMPRENDITORE

MARCELLINO GAVIO
> Anagrafe: nato a Castelnuovo Scrivia (Alessandria) nel 1932, sposato, due figli
> Fedina penale: prescritto
> Amici: nella Prima Repubblica, Prandini, Nicolazzi, De Mita, Andreotti, Ligresti, Elia Valori; nella Seconda, gli stessi più Palenzona, Tabacci, Formigoni, Penati, Bersani, Bargone
> Nemici: non pervenuti, a parte Albertini
> Portafoglio: il 19% della rete autostradale d’Italia, pochi debiti e molto denaro fresco grazie ai pedaggi autostradali
> Frase celebre: nessuna. Unica pervenuta: “Non conosco nessuno, mai chiesto favori a nessuno, in ufficio non vado da anni, fanno tutto i miei collaboratori”



dal 2007 Marcellino Gavio sarà ancora più presente nella proprietà della Sitaf, maggiori informazioni sull'argomento le potete trovare qui (1,4 Mb circa)



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